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Digressione

Diventare bravi solo nel combinare casini, scoprirsi incapaci di realizzare alcunché di buono nella propria vita,
risultare antipatici pur sforzandosi di non voler esserlo.
Ecco, non è così facile, credetemi.
Anche per questo ci vuole metodo ed esperienza maturate nel corso degli anni.
Insomma, non ci si inventa buoni a nulla così, dal giorno alla notte.

Devo liberarmi di questa idea che ho di me, prima che diventi davvero e irrimediabilmente ME.

“Non so spiegare questa mia tristezza;
mi stanca; anche voi dite che vi stanca;
ma come l’abbia presa, trovata, assorbita,
di che è fatta, di dove venga,
vallo a sapere…
La malinconia mi rende un tale mentecatto,
che stento a riconoscere me stesso.”
William Shakespeare

Quest’idea che ho di me.

Digressione

LUI

CI VEDE COSì:

NOI… SIAMO COSì:

Il tasso di disoccupazione a settembre si attesta all’8,3%, in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto ad agosto che a settembre 2010: è il valore più alto da novembre 2010. Lo comunica l’Istat, aggiungendo che «il tasso di disoccupazione giovanile sale al 29,3%», record da gennaio 2004.

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-10-31/disoccupazione-italia-sale-settembre-100257.shtml?uuid=AayUCTHE

Schiaffi e spintoni per un posto in prima fila. Anche questo è successo al megastore Trony. E a fare la fila fin dalle prime ore della mattina proprio giovani e anche molti extracomunitari. Per questioni di sicurezza nello store è stato vietato l’accesso a bimbi e disabili. Una scala mobile si è rotta e una vetrina è stata infranta per l’enorme ressa di clienti. A garantire l’ordine pubblico anche i carabinieri.

Oltre due milioni e mezzo gli euro spesi, per una media a cliente di circa 270 euro. La stima per oggi delle persone arrivate nel punto vendita è di 25mila clienti. I prodotti subito esauriti sono stati i cellulari iPhone, e particolari modelli di televisori da 32 pollici, lavatrici e computer notebook (questi ultimi tre venduti sotto i cento euro), tutti in offerta sulla prima pagine del volantino distribuito oggi e nei giorni scorsi. Alle 16, il contatore dello store ha registrato circa 15mila persone, ma le casse chiuderanno solo intorno alle 21 e all’esterno ci sono ancora lunghe file. Tra gli acquirenti molti giovani stranieri, in particolare cinesi e indiani, che escono con molte buste piene di telefonini e portatili.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=167902&sez=HOME_ROMA

A settembre l’Indicatore dei consumi (Icc) evidenzia sul fronte cibo e bevande un calo in quantita’ del 2,2 per cento a livello tendenziale e dello 0,4 per cento rispetto ad agosto -osserva la Cia-. Vuol dire che gli italiani spendono sempre di meno per la tavola, modificando dieta e abitudini alimentari. […] il 34 per cento delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) ha dichiarato di optare per prodotti “low-cost” o di qualita’ inferiore, mentre il 30 per cento (6,6 milioni) ha ammesso di rivolgersi ormai quasi esclusivamente ai discount, ricercando tout-court sconti e promozioni commerciali.

http://www.conipiediperterra.com/la-crisi-investe-le-tavole-e-taglia-gli-acquisti-1104.html

Pollice verso, nello scorso mese di settembre del 2011, per i consumi in Italia. Questo stando all’indice ICC calcolato dalla Confcommercio che, pur essendo salito su base annua dell’1,1%, rispetto al mese precedente ha fatto registrare una contrazione dello 0,1%. In virtù di questi dati, secondo l’Ufficio Studi della Confcommercio in Italia la fase di ripresa dei consumi in Italia potrebbe essersi esaurita a fronte di buona parte dei capitoli di spesa che sono in calo, a partire dall’abbigliamento e calzature, e passando per quello dei servizi e beni ricreativi che a settembre del 2011 si è attestato in calo dopo ben sette mesi di crescita. A fare eccezione è il comparto dei prodotti di elettronica di consumo anche per effetto della dinamica discendente dei prezzi di vendita.

http://economia.bloglive.it/consumi-icc-confcommercio-in-calo-a-settembre-2011-9066.html

B. nel paese delle meraviglie

Digressione

Vignetta di Mauro Biani

Esattamente 10 anni fa in questo periodo frequentavo il penultimo anno delle scuole superiori.
Avevo 17 anni.
Di lì a un anno mi sarei diplomato ragioniere.
L’anno seguente la destinazione della gita dell’ultimo anno fu Genova.
La stessa città in cui si tenne il G8, l’incontro tra i grandi (?) della terra.
La stessa città in cui al culmine di una serie di violenze, equamente divise tra polizia e manifestanti (black block), morì un ragazzo.
Aveva 23 anni.
Si chiamava Carlo Giuliani.

Il G8 di Genova del 2001 non viene mai ricordato per quello che decisero gli otto potenti riuniti attorno ad un tavolo, ma esclusivamente per le violenze che insanguinarono le sue strade.

Sono 3 i fatti che più si ricordano di quei giorni:

1. Le violenze dei BB.

Pur credendo fortemente nel diritto (e a volte dovere) di manifestare il proprio dissenso, non riconosco come legittimo l’uso della violenza in nessun contesto.
Anzi, no.
Se penso ai movimenti di rivolta nel medio oriente a cui abbiamo assistito in questi anni, dall’Iran del movimento verde fino alla Libia degli “insorti”,
in questi casi riconosco un FINE (liberarsi dell’oppressore) a QUESTA violenza e dunque la giustifico.
Nel caso di Genova QUELLA violenza non aveva alcuno SCOPO, se non quello di DEVASTARE e METTERE A FERRO E FUOCO una città.
Nessun NOBILE MOTIVO guidava le azioni di quei ragazzi coperti di nero.
Solo una RABBIA CIECA E IMMOTIVATA.

2. Il blitz della polizia nella scuola A. Diaz.

Anche qui, fu la RABBIA (dei poliziotti stavolta) a generare, anzi a degenerare in una vera e propria SPEDIZIONE PUNITIVA.
Si disse che la polizia temeva che all’interno della scuola si nascondessero i BB.
E questo sarebbe bastato a giustificare le violenze (anche sui BB)?
Sarebbe bastato a giustificare i bastoni e le pedate in faccia a dei ragazzi?
Avrebbe giustificato la morte, per fortuna non avvenuta ma quasi sfiorata, di uno qualsiasi di quei ragazzi?

No.

3. La morte di Carlo Giuliani.

Se fossi uno dei genitori di Carlo Giuliani cercherei fino alla fine di ottenere giustizia per la sua morte.
Se fossi uno dei suoi amici, farei lo stesso, cercherei di tenere in vita il suo ricordo, con i momenti belli passati insieme prima di quel tragico giorno.
Se fossi uno dei ragazzi che stava insieme a lui a Genova quel mercoledì di luglio di dieci anni fa, griderei vendetta.

Ma io non sono nessuno di loro.
Sono un ragazzo che di Genova ha sentito parlare solo alla tv.
E che non c’aveva capito molto ai tempi.
E non ci capisce molto neanche adesso.
Sono un ragazzo che ha conosciuto Carlo Giuliani quel giorno attraverso un’istantanea.
Un ragazzo con un passamontagna nero, una canottiera bianca e un rotolo di nastro adesivo al braccio ripreso di spalle mentre solleva un estintore contro una camionetta dei CC, dal cui interno spunta una mano che impugna una pistola.
Chi era Carlo Giuliani prima di quell’attimo non lo so e non lo saprò mai.
So che all’epoca pensai (ma non dissi a voce alta) “Se l’è cercata”.
So che adesso penso: magari se la sarà pure cercata, ma non meritava di morire.
Non meritava di morire a 23 anni.
Non meritava di morire macchiato da quel gesto, che nessuno mai potrà decifrare con certezza, ma che tutti indicarono subito come il segno inequivocabile del suo essere “un violento”.
Non meritava di diventare un simbolo, una ragione per altre violenze.
Non meritava di morire “senza un motivo”.

10 anni fa in Italia