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Quei ragazzi di Regalpetra

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“Quei ragazzi di Regalpetra” è tratto dal libro omonimo di Gaetano Savatteri e vede come regista e protagonista Vincenzo Pirrotta. Ad accompagnare il racconto nello splendido scenario del Teatro greco-romano di Catania, le musiche eseguite dall’ Orchestra Giovanile Bellini dell’Istituto Superiore di Studi Musicali Vincenzo Bellini di Catania diretta da Luca Mauceri.

Lo spettacolo racconta le vicende alterne di due gruppi di ragazzi di Regalpetra all’indomani della morte di Leonardo “Nanà” Sciascia che, per il paese soggetto dei suoi romanzi e dal quale non era mai andato via, era come una sorta di vaccino contro la mafia. Fino alla sua morte infatti Recalmuto era una delle cosidette “province babbe” dove la mafia “dormiva”.
Ma quando questo freno alla violenza viene meno, ecco che questa esplode flagorosamente e in 17 anni di stragi continue (“Sangu chiama sangu”) travolge e sconvolge le esistenze dei figli di Regalpetra.
Alcuni, scelgono di vendicare col sangue le morti volute dal clan degli Stiddari in lotta con la mafia locale per la conquista del potere, cedendo alla tentazione di una violenza che se li porterà via tutti.
Altri, scelgono invece di seguire l’esempio di Sciascia, fondano un giornale “Malgrado tutto” e combattono con l’impegno intellettuale e sociale quella stessa violenza.
Lo spettacolo ci lascia però con una riflessione, che è quella di Pirrotta/Savatteri.
Quei ragazzi cresciuti insieme in quel paese di zolfo e sale, avevano giocato e sognato insieme, poi, senza neanche accorgersi una piccola distanza si è inserita tra i due gruppi.
20 passi.
Quelli che separavano il bar degli universitari dal locale del barbiere.

E Pirrotta/Savatteri ci chiede (e si chiede): sarebbe andato allo stesso modo se anche solo uno di noi avesse avuto il coraggio di percorrere quei pochi passi?

Visto ieri sera, e ancora tremo.
Lo spettacolo merita davvero.
Pirrotta è come sempre emozionante e trascinante…
Lo sfondo del teatro romano poi, concorre a rendere al meglio l’atmosfera di tragedia che avvolge le vicende dei ragazzi e del paese di Regalpetra.
Insomma da vedere assolutamente!

Quei ragazzi di Regalpetra

Come un fiore di campo

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La matri di Pippinu (1979)

di Umberto Santino

Chistu unn’è me figghiu.

Chisti un su li so manu chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni un li fici iu.
Me figghiu era la vuci chi gridava ‘nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu di lo so paroli
era la rabbia era l’amuri chi vulia nasciri chi vulia crisciri.
Chistu era me figghiu quannu era vivu, quannu luttava cu tutti: mafiusi, fascisti, omini di panza ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi lupi senza pietà.
Parru cu iddu vivu un sacciu parrari cu li morti.
L’aspettu iornu e notti, ora si grapi la porta trasi, m’abbrazza, lu chiamu, è nna so stanza chi studia, ora nesci, ora torna,
la facci niura come la notti,
ma si ridi è lu suli chi spunta pi la prima vota, lu suli picciriddu.

Chistu unn’è me figghiu.
Stu tabbuttu chinu di pizzudda di carni unn’è di Pippinu.
Cca dintra ci sunnu tutti li figghi chi un puottiru nasciri di n’autra Sicilia.