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Domani

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Volevo condividere questa mia gioia con voi fedeli “seguaci”  ; ) del mio blog.

Domani concludo un percorso di vita per iniziarne subito un altro che spero sarà pieno di soddisfazioni per me.

Domani mi laureo. 🙂

Ho deciso di dirlo a voi (sapete a chi mi riferisco ;)) perchè in questi mesi siete stati per me una scoperta sempre nuova.

Con voi ho condiviso i momenti belli e quelli brutti, le speranze e le delusioni, alti e bassi della mia vita.

Vi considero, e so di non esagerare, una parte di me, un gruppo di amici che il tempo e le distanze non allontanerà.

Perciò domani insieme a me, ci sarete anche voi. promesso. 🙂

Vi abbraccio tutti fortissimo.

F.

 

Saviano a Zuccotti Park: “E’ il tempo delle scelte”

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La crisi crea, paradossalmente, una situazione in cui tutte le possibilità sono aperte.
Non è il tempo delle scelte giuste o sbagliate.
E’ il tempo delle scelte. Punto.
Partire dal basso, dal baratro, per costruire un futuro che adesso non c’è ma che ha bisogno di noi per divenire.
Questo credo sia il significato dell’intervento di saviano a zucchotti park (link).

Quindi, rimbocchiamoci le maniche e… forza! il “nostro” futuro dipende solo da noi.

Roberto Saviano

Il ventennio dell’arabesco di Roberto Saviano (su LaRepubblica)

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Ironia della sorte, proprio Silvio Berlusconi, che si è sempre vantato di aver creato un impero dal nulla, di aver incarnato il sogno americano del self-made man, che si è sempre considerato campione di numeri e denaro, è stato sopraffatto dove si sentiva onnipotente, in quello che ha sempre detto essere il suo stesso elemento: dal mercato. È stato commissariato da un’economia che della sua gestione non poteva più fidarsi.

Ennio Flaiano diceva: in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco. I vent’anni di governo Berlusconi sono stati un arabesco: la linea più lunga possibile tra il vecchio e il vecchio che si vestirà di nuovo.

uno scenario grottesco, nel quale ognuno pare essere pronto a sabotare il percorso del governo Monti, per guadagnare un posto al sole, una visibilità perversa. Il governo che dovrebbe nascere nelle prossime ore potrà morire da un momento all’altro. E ciò accadrà nonostante lo sforzo del presidente della Repubblica, che nel pieno rispetto delle sue prerogative costituzionali, ha condotto il Paese con spirito saldo

Già adesso, alcuni surreali ex neo-con e ora neo-keynesiani (alla bisogna) maître a’ penser mistificano la realtà, difendendo l’indifendibile e reclamando libere elezioni, ovviamente senza spendere una sola parola sulla legge elettorale in vigore, dalla stessa uscente maggioranza introdotta e significativamente definita, dal suo medesimo estensore, porcellum. L’impressione è che, ancora una volta, ci sia spazio per tutto tranne che per il talento e per la volontà di ricostruire davvero un Paese che più ancora che economicamente è piegato nel morale, nella fiducia e nella speranza che si possa tornare a essere felici e realizzati senza dover andar via.

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2011/11/14/news/ventennio_arabesco-24969050/

La barca affonda.

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“Infatti sono all’estero a fare quello che in Italia, essendo figlio di nessuno,
mi sarei neanche potuto sognare di fare. Ragazzi scappate finche’ siete in tempo!
La barca affonda, fidatevi.”

(Commento a un video su Youtube.)

Nel 1836 DeMusset parlando della sua generazione (anch’essa) delusa, dagli ideali napoleonici, parlava del “mal du siècle”.
Una generazione intera di giovani che speravano in un futuro migliore per cui avevano dato anche il sangue (quello vero) ma che si sono accorti d’improvviso di vivere in un presente in cui le promesse fatte non erano state mantenute.

“…ma sembra ancora più precario questo stivale
che sta affondando dentro un cumulo di porcheria
e quelli che l’hanno capito vedi vanno via
e invece tu non l’hai capito, non l’hai capito
e stringi i denti dietro un tavolo dentro a un uffficio
senza nemmeno avere il tempo di guardare fuori
così non vedi che già cambiano tutti i colori
e intorno a te la gente si agita si muove sempre
qualcuno grida è una protesta che nessuno sente
non c’è un futuro da difendere solo il presente
e anche di quello di salvabile c’è poco o niente
amore mio non ci resisto, io non ci resisto
vorrei convincerti a raggiungermi ma non insisto
tu riesci ancora a non vedere solo il lato brutto
io invece ho smesso devo andare, grazie di tutto. …”

Una generazione simile alla nostra seppur diversa.

Anche noi siamo una generazione che vive nell’incertezza e nella disillusione.

Una generazione sbandata, che ha perso ogni punto di riferimento, che non sa più da dove viene, ma non sa nemmeno dove sta andando.

Semplicemente, chi può fugge, prima che sia troppo tardi.

Per non affondare, insieme alla nave.

Sappiamo già che le scialuppe di salvataggio non basteranno.

Non so se è più la mia malinconia di questi giorni o la semplice constatazione di una triste realtà che mi spinge a scrivere queste parole.

So solo che vorrei non averle pensate e vorrei non doverle pensare più.

Vorrei avere il coraggio del capitano, che è sempre l’ultimo ad abbandonare la nave.