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Sometimes I see, there’s nothin’ good for me in a world with a big indifference inside.

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Sometimes I see – A volte io vedo
there’s nothin’ good – Che non c’è niente di buono
for me – Per me
in a world with a big indifference inside – In un mondo con una grande indifferenza dentro

Sometimes I cry – A volte io piango
And I ask myself why – E chiedo a me stesso perchè
Everything is changing – Tutto sta cambiando
‘cause of our mistakes – A causa dei nostri errori

And there’s – E ci sono

Too much bread – Troppo pane
In our bags – Nelle nostre borse
Too much blood – Troppo sangue
Baby in our legs – Baby nelle nostre gambe
Too much greed – Troppa avidità
In our life – Nelle nostre vite
A child is dead – Un bambino è morto
Tell me why! – Dimmi perchè

Too much death – Troppa morte
In our fears – Nelle nostre paure
Too much hunger – Troppa fame
Baby in our tears – Nelle nostre lacrime
Too much gold – Troppo oro
In our teeth – Nei nostri denti
You might only live – Si potrebbe vivere solo
a second Live! – Una seconda vita

Sometimes I’ve heard – A volte ho sentito
That burnin’ flight of a bird – Questo … volo di un uccello
Hangin’ all around – Appeso tutto intorno
Feelin’ sorry for Himself just – Sentirsi addolorato solo
like a blessed killin’ child – come un benedetto …

Sometimes I cry – A volte piango
And I ask my God why – E chiedo a Dio perchè
Everyone could not sing – tutti non possono cantare
and drink, and make love – e bere, e fare l’amore
together – Insieme
All the time – Tutto il tempo

And there’s – E ci sono

Too much bread – Troppo pane
In our bags – Nelle nostre borse
Too much blood – Troppo sangue
Baby in our legs – Baby nelle nostre gambe
Too much greed – Troppa avidità
In our life – Nelle nostre vite
A child is dead – Un bambino è morto
Tell me why! – Dimmi perchè

Everytime – Ogni volta
I would just like to hold your hand – Vorrei solo tenere la tua mano
Everytime – Ogni volta
I would just like to sing a song – Vorrei solo cantare una canzone
for you baby – Per te baby
Everytime… – Ogni volta
Darling – Tesoro
please hold my hand now – Tieni la mia mano adesso
But tell me why – Ma dimmi perchè
On the other side – dall’altra parte
A thousand children die! – Mille bambini muoiono

And there’s – E ci sono

Too much bread – Troppo pane
In our bags – Nelle nostre borse
Too much blood – Troppo sangue
Baby in our legs – Baby nelle nostre gambe
Too much greed – Troppa avidità
In our life – Nelle nostre vite
A child is dead – Un bambino è morto
Tell me why! – Dimmi perchè

 

Aldro

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C’è un ragazzo morto steso in riva al fiume Po
Sale il sole sopra i tetti di città

Ci son due manganelli rotti sull’asfalto
C’è il giorno che si scopre sporco già di sangue

C’è un silenzio grigio tutto intorno
C’è un corpo massacrato coperto da un lenzuolo

C’è un ragazzo morto steso in riva al fiume Po
Scende il sole sotto i tetti di città

Una notte di settembre 4 poliziotti intervengono in via dell’Ippodromo a Ferrara, dove era stata segnalata la presenza di un ragazzo da qualcuno ritenuto sospetto. I 4 poliziotti intervenuti hanno una collutazione col ragazzo che alla fine rimane a terra privo di vita. Da una parte i difensori dei 4 poliziotti sostengono che la sua morte sia da imputarsi ad un arresto cardiaco conseguente all’assunzione di alcol e droga. Dall’altra la madre e i suoi avvocati dimostrarono che le quantità assunte non erano sufficenti a provocare tale insufficenza cardiaca mortale. Al contrario, sostengono fin dall’inizio che ad uccidere il ragazzo siano state le numerose violenze a cui è stato sottoposto durante l’intervento della polizia e in particolare il peso di due poliziotti sulla sua schiena che avrebbe schiacciato il torace e causato l’arresto respiratorio (anossia).

La corte di Appello di Bologna ha confermato oggi le condanne ai 4 poliziotti che il 25 settembre 2005 risposero alla chiamata d’intervento che fu fatale per un giovane diciottenne di nome Federico Aldrovandi: 3 anni e mezzo (ridotti a 6 mesi con l’indulto).

Adesso anche altre morti per mano dello Stato dovranno avere la giustizia che meritano.

Penso a Stefano Cucchi, morto nel 2009 in carcere dove era stato condotto per possesso di un modesto quantitativo di droga (20gr di cannabis). All’inizio si disse che era morto per “una caduta”. Ma ci fu persino un ministro della stato che affermò che Stefano era morto “perchè anoressico”. Alla fine la famiglia decise di mostrare le foto del cadavere. E tutti capirono dallo stato in cui era ridotto che si trattavano solo di menzogne.

Penso ad Aldo Bianzino, morto in carcere a Perugia dove nell’ottobre 2007 era stato rinchiuso anche lui per possesso di marijuana. Ritrovarono il cadavere con due costole fratturate, fegato e milza rotte e quattro ematomi cerebrali.
Anche in questo caso furono diffuse false notizie sulla sua morte per coprire i responsabili, si disse che la causa della morte era cardiaca e che il corpo “non presentava lesioni”.

Ma quando leggi di notizie come queste ti viene spontaneo chiederti:
dove sta la giustizia? c’è ancora? di chi possiamo fidarci? a chi possiamo affidarci?

A queste 4 domande non seguiranno 4 risposte.
Datevele da soli, perchè io non ce le ho.
O forse si, ma preferisco credere che siano quelle sbagliate.

La barca affonda.

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“Infatti sono all’estero a fare quello che in Italia, essendo figlio di nessuno,
mi sarei neanche potuto sognare di fare. Ragazzi scappate finche’ siete in tempo!
La barca affonda, fidatevi.”

(Commento a un video su Youtube.)

Nel 1836 DeMusset parlando della sua generazione (anch’essa) delusa, dagli ideali napoleonici, parlava del “mal du siècle”.
Una generazione intera di giovani che speravano in un futuro migliore per cui avevano dato anche il sangue (quello vero) ma che si sono accorti d’improvviso di vivere in un presente in cui le promesse fatte non erano state mantenute.

“…ma sembra ancora più precario questo stivale
che sta affondando dentro un cumulo di porcheria
e quelli che l’hanno capito vedi vanno via
e invece tu non l’hai capito, non l’hai capito
e stringi i denti dietro un tavolo dentro a un uffficio
senza nemmeno avere il tempo di guardare fuori
così non vedi che già cambiano tutti i colori
e intorno a te la gente si agita si muove sempre
qualcuno grida è una protesta che nessuno sente
non c’è un futuro da difendere solo il presente
e anche di quello di salvabile c’è poco o niente
amore mio non ci resisto, io non ci resisto
vorrei convincerti a raggiungermi ma non insisto
tu riesci ancora a non vedere solo il lato brutto
io invece ho smesso devo andare, grazie di tutto. …”

Una generazione simile alla nostra seppur diversa.

Anche noi siamo una generazione che vive nell’incertezza e nella disillusione.

Una generazione sbandata, che ha perso ogni punto di riferimento, che non sa più da dove viene, ma non sa nemmeno dove sta andando.

Semplicemente, chi può fugge, prima che sia troppo tardi.

Per non affondare, insieme alla nave.

Sappiamo già che le scialuppe di salvataggio non basteranno.

Non so se è più la mia malinconia di questi giorni o la semplice constatazione di una triste realtà che mi spinge a scrivere queste parole.

So solo che vorrei non averle pensate e vorrei non doverle pensare più.

Vorrei avere il coraggio del capitano, che è sempre l’ultimo ad abbandonare la nave.

Come un fiore di campo

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La matri di Pippinu (1979)

di Umberto Santino

Chistu unn’è me figghiu.

Chisti un su li so manu chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni un li fici iu.
Me figghiu era la vuci chi gridava ‘nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu di lo so paroli
era la rabbia era l’amuri chi vulia nasciri chi vulia crisciri.
Chistu era me figghiu quannu era vivu, quannu luttava cu tutti: mafiusi, fascisti, omini di panza ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi lupi senza pietà.
Parru cu iddu vivu un sacciu parrari cu li morti.
L’aspettu iornu e notti, ora si grapi la porta trasi, m’abbrazza, lu chiamu, è nna so stanza chi studia, ora nesci, ora torna,
la facci niura come la notti,
ma si ridi è lu suli chi spunta pi la prima vota, lu suli picciriddu.

Chistu unn’è me figghiu.
Stu tabbuttu chinu di pizzudda di carni unn’è di Pippinu.
Cca dintra ci sunnu tutti li figghi chi un puottiru nasciri di n’autra Sicilia.

Bastava guardare Scrubs!

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Perchè nessuno ci aveva mai pensato prima? 🙂

Seguono due (vergognose) versioni della stessa vignetta.  Ve la spiego, visto che probabilmente solo io (e la mia mente CONtorta sa dargli un significato). Osama è morto, o no? Tanti dal giorno della notizia data da Obama continuano a confessare di non credere alla sua morte, che si tratti dell’ennesimo complotto americano, ecc.. ecc.. Visto che anche per Elvis è successa la stessa cosa ho pensato (maledetto quel giorno!) di disegnare Bin Laden in posa da The King. Va beh, se non capite nulla, niente paura, il problema sono io non voi! ahahah 😉

Non sapevo quale scegliere, avevo pensato di mettere quella che mi piaceva di più, ma mi fanno entrambe pena, quindi… tutte e due! yeah! XD

Osama come Elvis 2 versione

alla fine ho scelto questa, mi piace di più.

Là dove c’è un prato verde oggi, domani ci sarà… una centrale nucleare?

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Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.

(dalla lettera del grandissimo Adriano Celentano inviata al Fatto Quotidiano il 29aprile2011)

Di seguito il testo di un utilissimo articolo (sempre del Fatto Quotidiano) per comprendere le VERE ragioni per cui B. ha “responsabilmente” deciso (fregandosene della NOSTRA decisione) di cancellare il quesito referendario sul NUCLEARE.

Gli esperti Schneider e Maltini spiegano perché il nucleare non conviene e non è sicuro

Il 26 aprile, nonostante la legge che sembrava abrogare il nucleare, Berlusconi ha dichiarato che “il nucleare è l’energia del futuro, la più sicura”. A Sarkozy ha detto che gli accordi con Edf sono solo sospesi. E il presidente francese ha risposto: ”Rispettiamo la decisione italiana e siamo pronti a lavorare con voi rispondendo a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali”.

Ma Mycle Schneider, 52 anni, ingegnere con ufficio in centro a Parigi consiglia agli italiani “di continuare a lottare contro questo ritorno idiota al nucleare”. Schneider è uno tra i massimi conoscitori dell’industria nucleare d’Oltralpe, quella che dovrebbe riportare i reattori in Italia. Fino al 2003 è stato consigliere per l’Eliseo sulle questioni ambientali e per più di vent’anni si è occupato di energia atomica per il Parlamento europeo. Oggi è consulente per l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Schneider considera pura follia la partnership italo-francese sul nucleare. “Questa industria nel mio paese – continua Schneider – è in fin di vita e la probabilità di un incidente come quello di Fukushima, con la fusione del nucleo, è possibile ogni giorno nelle nostre 58 centrali nucleari. Queste hanno una età media di quasi 40 anni ed Edf (la compagnia elettrica francese, ndr) desidera investire 35 miliardi di euro per allungare la loro vita a 60 anni. Una follia totale”.

Schneider conosce molto bene l’Italia. Di recente è uscito un libro in cui il suo pensiero antinuclearista è ben espresso: Scram, a cura di Angelo Baracca e Giorgio Ferrari Ruffino (Jaca Book, 412 pp., 34 euro). Ma soprattutto ha molti amici e colleghi originari del nostro paese e che ora lavorano al suo fianco. L’ingegner Fulcieri Maltini è uno di questi. In passato ha lavorato per il Cern, per la Westinghouse ed è stato responsabile della sicurezza nucleare per l’European Bank for Reconstruction and Development, il fondo creato per il decommissioning di impianti dell’ex Urss come quello di Chernobyl. Anche lui vive e lavora in Francia dagli anni Ottanta, dove ha visto l’industria atomica muovere i primi passi. Oggi si stupisce che il suo paese d’origine voglia fare dietrofront rispetto a quanto stabilito in un referendum nel 1987. Con l’aggravante di dare retta alle promesse di Sarkozy. “So che il primo reattore che sarà portato in Italia – dice Maltini – non funziona ancora, ma soprattutto è sottoposto a delle critiche durissime da parte delle autorità di sicurezza francesi, finlandesi e britanniche che richiedono una revisione totale della progettazione. I sistemi di sicurezza progettati non garantiranno l’esclusione di incidenti gravi. E poi il costo è faraonico ed ha passato i 7 miliardi di euro. Sono cifre che non rendono più competitivo il kWh generato in questo modo”.

Maltini è un fiume in piena: “Ci potrebbe essere un’altra beffa per l’Italia. Potrebbe essergli ceduto un reattore a basso costo realizzato in collaborazione coi cinesi, una partnership caldamente voluta dall’Eliseo per rendere il tutto più competitivo”.

L’interesse è politico, ma soprattutto industriale”, riprende Schnider. “Queste offerte servono per ripianare la situazione debitoria di Edf. Ma è evidente che la Francia si trova in una condizione di isolamento rispetto al resto del mondo. Da noi nel 2010 il 74 per cento dell’elettricità è stato prodotto da centrali atomiche e abbiamo generato il 46 per cento della produzione nucleare di tutta l’Ue. La Francia, quindi, ha tutto l’interesse ad esportare questo ‘suo sistema’, pubblicizzando l’efficienza dei reattori prodotti dalla sua industria e attivando joint venture con altri paesi”.

Per quanto riguarda gli accordi commerciali, “il contratto firmato tra Edf ed Enel nel 2009 – spiega Maltini – prevede la costruzione in partnership di reattori nucleari in Italia per un totale di 6400 MWe. Ma il grande guadagno sarà tutto per l’industria francese. Il 70% del reattore sarà importato da Oltralpe. All’Italia resteranno le briciole. E penso che anche le turbine verranno dall’Alstom francese, perché la vostra Ansaldo non credo sia in grado di costruire una turbina da 1600 MWe. L’Enel avrà così soli i rischi di gestione. Va ricordato, infatti, che gli accordi internazionali per le assicurazioni sul rischio nucleare, rendono responsabile l’operatore e non il costruttore”.

Non è vero – prosegue Schneider – che in un paese nucleare come la Francia l’energia è più a buon mercato. Da noi ci sono dai 3 ai 4 milioni di famiglie che non riescono a pagare le loro bollette dell’elettricità e d’inverno soffrono il freddo. Il presidente Sarkozy, come molti capi di stato, non comprende bene il sistema energetico. L’obiettivo di una buona politica è di mettere a disposizione dei cittadini servizi energetici economici, durevoli ed ecologici. E non di ragionare in kWh, in barili di petrolio o metri cubi di gas. Anche per quanto riguarda l’emissione di CO2 la Francia non fa meglio di paesi ‘meno’ nucleari. Siamo appena al di sotto della Germania, che ha un’economia basata sul carbone. Insomma, cari italiani – conclude l’ingegner Schneider – restate lontani da questo ‘affare’”. “Mi auguro – gli fa eco Maltini – che l’opposizione nel mio paese resti compatta. Il nemico da abbattere è uno solo: la rinascita del nucleare”.

Riflettete adesso.
E’ responsabilità o interesse quello che guida le azioni del caro Silvio?

Clicca!

Osama è stato ucciso… col Photoshop!

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“Osama è ancora latitante
L’ho visto ieri al ristorante!
Lo so che voi non mi credete
Se sbaglio mi corigete”             (Simone Cristicchi – Meno Male)

Devo ammettere che anche io stamattina appena sentita la notizia (ancora mezzo intontito dal sonno) ho pensato: “Ma dai? Davvero?”.

Come “hai pensato solo questo???” OH! ERO APPENA SVEGLIO!

Tornando seri (…) se la notizia fosse vera sarebbe un evento da segnare nel calendario e entrerebbe di diritto nei libri di Storia. Avete notato che ho scritto “se”? Infatti pur non avendo mai creduto alle miriadi di tesi di complotto che si sono sviluppate intorno al 11 settembre, un dubbio (anche più di uno) stavolta è venuto pure a me. Da cosa è nato ‘sto dubbio? Da un aspetto della vicenda.

Questo: il corpo di Bin Laden è stato gettato in mare.

Si, non avete letto male. IN MARE.

Cioè, dopo 10 anni di ricerche, (e dov’è Osama e dove non è, e cerca di là e cerca di qua, e quarda in cucina, no, forse è in salotto….), lo trovano bello tranquillo in Pakistan una villona da un miliardo di dollari (si sa, in Pakistan CHI non ce l’ha!) con tutta la famiglia (e Bin era uno che “ci dava dentro”, se capite cosa intendo, quindi saranno stati più o meno na 30ina di persone in quella casetta), con la scorta che lo sorvegliava giorno e notte (tra l’altro hanno detto che non aveva nè TV, nè PC, nè cellulare… bella la vita del capo dei terroristi eh!),

e LORO, l’AMMERIGANI, che fanno? Me lo buttano in mare!!!!!!

Ma dico io, ma siamo pazzi? Ma almeno tenetevelo almeno un pochino, fatevi le foto ricordo (a Abu Ghraib era la prassi!!!), un esamino alla CSI tanto per sapere se è veramente lui!

No, giù IN FONDO AL MAR, IN FONDO AL MAR….. (come cantava Sebastian).

Come se non bastasse poi, un sito (Peace Reporter) fa notare come la foto del defuno Bin Laden è molto dubbia. Dicono che si tratti di un bel fotomontaggio (e manco tanto bello, sia per il soggetto, sia perchè IO LO FACCIO MEGLIO), creato ad arte per dare qualcosa in pasto al popolo, diciamo così, avendo come base una foto del (ex?) capo di Al Qaeda risalente al 2006. Il sito ha messo le due foto a confronto. Io ve la voglio mostrare (*ore17:08 l’ho tolta visto che non ha più senso, anzi “faceva senso”) ma sappiate che la visione potrebbe non essere adatta a tutti (si tratta sempre della foto di un morto) .

Fin qui, quello che so. Vedremo se questi dubbi saranno sciolti o se ci dovremo accontenare di questa verità.

A risentirci.

Primo Maggio (due al prezzo di uno)

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“La dignità del lavoro fa parte della dignità dell’uomo;
e tutelando la dignità del lavoro,
si contribuisce positivamente alla difesa della giustizia sociale.”
(Giovanni Paolo II, 19 marzo 1982, Laborem exercens)

Santo Subito (vignetta di Mauro Biani)