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Lo spirito di Gibellina, lo spirito dei siciliani.

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L’anno appena passato è stato un anno particolarmente importante per me e, soprattutto nella sua coda, un anno intenso e ricco di soddisfazioni. Ma questi dodici mesi non sono stati facili, ho attraversato alti e (molti) bassi. Per questo per l’ultimo dell’anno ho deciso che volevo fare qualcosa di nuovo, respirare aria nuova, vedere luoghi nuovi.

In una parola: viaggiare.

Già da Settembre progettavo di passare il Capodanno all’estero. Le mete che avevo in mente erano: Portogallo, Spagna, Praga, Londra. Insomma avevo escluso a priori l’Italia e tantopiù la mia terra, la Sicilia. Passano i mesi e tra prof, tesi, bomboniere, ristorante, di questa fantomatica mini-vacanza non se n’è più parlato. Fino a che, pochi giorni prima del Natale, ricevo un sms da un’amica: “Vuoi venire a Erice per la notte di Capodanno? Affittiamo un miniappartamento.”. Penso “perché no? non ho mai visto quella zone della Sicilia” e confermo la mia disponibilità. In pochi giorni è fatta! Troviamo un B&B in Valderice che ha 4 posti liberi per quei giorni e prenotiamo.

La mattina del 30 sveglia presto per affrontare il viaggio in auto di circa 3 ore che occorrono per raggiungere la provincia di Trapani da Catania. Escludendo un piccolo malinteso sull’orario (mai delegare a uno squillo il segnale per la partenza dalle rispettive abitazioni per giungere al posto prestabilito! soprattutto se a interpretare quel segnale ci sono io! :D) il viaggio in macchina risulta piacevole e le ore sembrano passare velocemente. Giungiamo al B&B, con non poche difficoltà, tra navigatori impazziti e segnaletiche inesistenti, intorno all’ora di pranzo. Facciamo conoscenza con la proprietaria, la simpaticissima e disponibilissima (gli issima, che non uso quasi mai, qui sono davvero davvero necessari) Signora Elvira, che ci mostra le stanze, ci ragguaglia su alcune caratteristiche della casa e stabilisce insieme a noi gli orari per la sveglia e la colazione del giorno successivo.

Il primo pomeriggio subito dopo pranzo, si parte per Erice.

Veduta di Erice (mio scatto)

Un antico borgo medioevale situato su di un’alta collina perfettamente conservato ricco di chiese, torri, stradine strette e un fascino antico. Ad accoglierci, dopo qualche minuto, è “l’abbraccio di Venere”: una fitta nebbia che avvolge in pochi minuti tutto il borgo e lo carica di un atmosfera fiabesca.

L'abbraccio di Venere

Da bravi turisti visitiamo la Torre di Re Federico (108 gradini) da cui si gode della meravigliosa veduta della Valderice da una parte, del mar Mediterraneo e le isole Egadi dall’altra. Poi il Real Duomo, situato accanto alla Torre, dove rimango affascinato dal bianco lucente dell’altare in marmo e del tetto in stile neogotico riccamente decorato (sembra quasi uno di quei centrini lavorati all’uncinetto). Il tour prosegue poi con la visita delle altre due chiese principali: S. Martino e S. Giuliano (dove sono esposti dei  gruppi lignei raffiguranti la Passione di Cristo davvero molto belli). Girando per la città scopriamo all’interno di alcuni cortili aperti al pubblico dei presepi opera degli abitanti di Erice sui quali ci soffermiamo ogni volta (io in particolare essendo un amante di questa pratica religiosa :)). Finiamo poi a pomeriggio inoltrato, dalle parti del Castello di Venere e del Belvedere, dove tira una bell’arietta freddosa! Sfidando il gelo ammiriamo il panorama (a sole ormai già tramontato) e ci immortaliamo felici e sorridenti. In tarda serata si torna a casa stremati dal viaggio e dal continuo girovagare per il piccolo borgo collinare.

La mattina successiva decidiamo di visitare ben tre località: Selinunte, Mazara del Vallo e Gibellina. A quest’ultima dedicherò l’ultima parte di questo post. A Selinunte la visione del maestoso tempio greco ci lascia senza fiato.

Un mio scatto del tempio di Selinunte 🙂

E’ davvero incredibile come una semplice (per modo di dire) costruzione, un insieme armonioso di colonne, giunta sino a noi da tempi ormai remoti riesca ancora a farci battere così forte il cuore. E più ci allontanavamo, e più salivamo in alto, verso il sito del Teatro Greco, più il tempio ci sembrava forte e attirava il nostro sguardo. Quanti scatti gli ho dedicato! 😀

A Mazara del Vallo, una splendida cittadina che affaccia sul Mediterraneo, famosa più per la triste vicenda della piccola Denise che per le sue bellezze marittime, andiamo incontro a un bel giovane. Un giovane che ha atteso a lungo in fondo al mare di essere risvegliato dal suo sonno centenario.

Satiro Danzante

Non riesco a descrivervi quale gioia per gli occhi e per l’anima è la vista del “Satiro Danzante” di Mazara da secoli impegnato in una danza frenetica nell’ebrezza del vino, col volto sorridente e i capelli ricci mossi da questo vorticoso girare. Se avrete l’occasione andate a vedere il museo dov’è custodito, non c’è molto altro da vedere oltre questa grande statua (quasi  2 metri) ma vale il prezzo del biglietto credetemi.

Arriviamo a Gibellina nel primo pomeriggio.

La Stella di Consagra all'ingresso di Gibellina (mio scatto)

Ad accoglierci all’entrata del paese la grande Stella di Pietro Consagra che è soltanto il primo dei pezzi esposti in questo grande museo a cielo aperto che è appunto Gibellina. Dopo la sua totale distruzione nel 1968 a causa del tristemente famoso Terremoto del Belice, il paese venne lentamente rimesso in piedi. La ricostruzione venne affidata ad artisti e architetti di fama mondiale come appunto Consagra, Burri, Mimmo Paladino e tanti altri. Il piccolo comune nel trapanese divenne così un’immensa tela bianca su cui dipinsero questi grandi artisti, tramutando in realtà quello che la loro mente suggeriva. Tanto che oggi ovunque all’interno della cittadina è possibile ritrovare i numerosi “doni” fatti da queste menti creative affinche, attraverso l’arte, Gibellina potesse rinascere a nuova vita dalle macerie. La più toccante tra le opere “esposte” all’aperto, secondo me, è Il Cretto di Renato Burri (visibile su Google Maps) che ricopre con una larga colata di cemento le macerie della vecchia Gibellina, seguendone le linee delle strade e dei palazzi ormai crollati, quasi come fosse un lenzuolo bianco posto sulle vittime di quella immane tragedia.

Il progetto del Cretto di Burri (mio scatto)

All’interno del museo civico di arte contemporanea sono custodite altre bellissime opere, tutte ispirate al triste evento, tra cui una che mi è piaciuta moltissimo: La notte di Gibellina (1970) di Renato Guttuso.

La notte di Gibellina (1970) di Renato Guttuso (Museo Civico di Gibellina)

Il quadro, che descrive i momenti successivi alla scossa e le ricerche dei sopravvissuti, ha in primo piano una figura femminile nera, senza volto, coperta da un velo nero, attorniata da torce fiammeggianti, che “guarda” verso noi. La donna senza volto, annullata dalla morte che quegli occhi hanno visto in faccia, ci guarda, e ci invita a guardare (a due anni dal terremoto) quello che è (o non è) ancora Gibellina: un ammasso di macerie. La ricostruzione infatti, non era ancora iniziata e gli abitanti del Belice volevano far sentire la loro voce, la loro disperazione, il loro senso di abbandono. Guttuso, come tutti i grandi artisti sanno fare, udì quella voce, quel grido e lo tradusse in tela. Il suo quadro quindi è un grido che si unisce agli altri per dargli forza. Quella bandiera rossa rappresenta la volontà dell’artista di non far mancare il suo sostegno nella lottare del popolo siciliano affinché esso venga ascoltato e soccorso in un momento di grande difficoltà.

In conclusione, questo viaggio quasi inatteso alla fine si è rivelato un toccasana per il mio cuore. Ho vissuto 3 giorni con i miei amici, tra risate (e ancora risate). Ho visto luoghi della mia bella terra che ancora non conoscevo che mi hanno riempito gli occhi e l’animo di gioia.

Ma c’è stato anche il momento per ricordarmi che la storia della Sicilia è fatta, anche, di tragedie e degli sforzi del suo popolo che non smette mai di lottare, che riesce sempre a risorgere dopo di esse.

E io voglio imparare dal mio popolo.

Voglio imparare a non mollare, mai.

Saviano a Zuccotti Park: “E’ il tempo delle scelte”

Stato

La crisi crea, paradossalmente, una situazione in cui tutte le possibilità sono aperte.
Non è il tempo delle scelte giuste o sbagliate.
E’ il tempo delle scelte. Punto.
Partire dal basso, dal baratro, per costruire un futuro che adesso non c’è ma che ha bisogno di noi per divenire.
Questo credo sia il significato dell’intervento di saviano a zucchotti park (link).

Quindi, rimbocchiamoci le maniche e… forza! il “nostro” futuro dipende solo da noi.

Roberto Saviano

Il ventennio dell’arabesco di Roberto Saviano (su LaRepubblica)

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Ironia della sorte, proprio Silvio Berlusconi, che si è sempre vantato di aver creato un impero dal nulla, di aver incarnato il sogno americano del self-made man, che si è sempre considerato campione di numeri e denaro, è stato sopraffatto dove si sentiva onnipotente, in quello che ha sempre detto essere il suo stesso elemento: dal mercato. È stato commissariato da un’economia che della sua gestione non poteva più fidarsi.

Ennio Flaiano diceva: in Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco. I vent’anni di governo Berlusconi sono stati un arabesco: la linea più lunga possibile tra il vecchio e il vecchio che si vestirà di nuovo.

uno scenario grottesco, nel quale ognuno pare essere pronto a sabotare il percorso del governo Monti, per guadagnare un posto al sole, una visibilità perversa. Il governo che dovrebbe nascere nelle prossime ore potrà morire da un momento all’altro. E ciò accadrà nonostante lo sforzo del presidente della Repubblica, che nel pieno rispetto delle sue prerogative costituzionali, ha condotto il Paese con spirito saldo

Già adesso, alcuni surreali ex neo-con e ora neo-keynesiani (alla bisogna) maître a’ penser mistificano la realtà, difendendo l’indifendibile e reclamando libere elezioni, ovviamente senza spendere una sola parola sulla legge elettorale in vigore, dalla stessa uscente maggioranza introdotta e significativamente definita, dal suo medesimo estensore, porcellum. L’impressione è che, ancora una volta, ci sia spazio per tutto tranne che per il talento e per la volontà di ricostruire davvero un Paese che più ancora che economicamente è piegato nel morale, nella fiducia e nella speranza che si possa tornare a essere felici e realizzati senza dover andar via.

fonte: http://www.repubblica.it/politica/2011/11/14/news/ventennio_arabesco-24969050/

Citazione

Il vento sta cambiando e il sole splende c’è chi lotta e chi si arrende c’è chi dice cose nuove c’è chi è morto e non lo sa

Il paese soffre di amnesie
(Fuori controllo)
Il futuro è negato ormai
(Fuori controllo)
La bugia sdoganata, la gente impalata, un gregge che si disperde alla prima sassata
Ma i ragazzi hanno il kharma
(Fuori controllo)
Sono ordigni inesplosi
(Fuori controllo)
Le speranze di una generazione sui binari morti alla stazione
Notti di fuoco e di tempesta e cariche di polizia
Notti di fuoco e di tempesta ma

Il vento sta cambiando e il sole splende c’è chi lotta e chi si arrende c’è chi dice cose nuove c’è chi è morto e non lo sa

Fuori controllo – Negrita

Come un fiume in piena

Stato

Oggi, 23 novembre 2011 apprendo della notizia di 4 morti nel messinese a causa della tremenda alluvione di ieri. Il mio pensiero incazzato va a la gente della mia terra che da anni chiede, nel disinteresse più totale delle istituzioni, solo quello che le spetta: di non vivere nel terrore ogni qual volta una goccia di pioggia inizia a bagnare il loro viso. Il Neo ministro all’Ambiente Clini già parla di “avviare subito un piano nazionale integrato per la difesa del suolo”. Signor Ministro, sono parole che i siciliani e gli italiani tutti sentono da anni e anni, ma a queste parole poche vere “azioni” sono seguite. Spero che lei mi smentisca coi “fatti” stavolta. Ma le dico con sincerità che non ci credo affatto. Credo invece che, come tutti i ministri che l’hanno preceduta, si riempirà la bocca un giorno di belle parole e mille promesse ma poi tutto resterà come prima, come sempre.

Un abbraccio alle famiglie delle vittime.

L’amore fa paura

quando rompe gli argini

e insinuandosi veloce nelle fessure aperte del cuore

ti travolge e ti trascina,

ti prende alla sprovvista,

ti lascia senza scampo in balia della corrente.

Come fa un fiume in piena che straripa.

(il mio pensiero va alle persone che hanno perso la vita a causa della violenza delle alluvioni di questi giorni, e a tutti coloro sconvolti da questa tragedia in vario modo.)

Digressione

LUI

CI VEDE COSì:

NOI… SIAMO COSì:

Il tasso di disoccupazione a settembre si attesta all’8,3%, in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto ad agosto che a settembre 2010: è il valore più alto da novembre 2010. Lo comunica l’Istat, aggiungendo che «il tasso di disoccupazione giovanile sale al 29,3%», record da gennaio 2004.

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-10-31/disoccupazione-italia-sale-settembre-100257.shtml?uuid=AayUCTHE

Schiaffi e spintoni per un posto in prima fila. Anche questo è successo al megastore Trony. E a fare la fila fin dalle prime ore della mattina proprio giovani e anche molti extracomunitari. Per questioni di sicurezza nello store è stato vietato l’accesso a bimbi e disabili. Una scala mobile si è rotta e una vetrina è stata infranta per l’enorme ressa di clienti. A garantire l’ordine pubblico anche i carabinieri.

Oltre due milioni e mezzo gli euro spesi, per una media a cliente di circa 270 euro. La stima per oggi delle persone arrivate nel punto vendita è di 25mila clienti. I prodotti subito esauriti sono stati i cellulari iPhone, e particolari modelli di televisori da 32 pollici, lavatrici e computer notebook (questi ultimi tre venduti sotto i cento euro), tutti in offerta sulla prima pagine del volantino distribuito oggi e nei giorni scorsi. Alle 16, il contatore dello store ha registrato circa 15mila persone, ma le casse chiuderanno solo intorno alle 21 e all’esterno ci sono ancora lunghe file. Tra gli acquirenti molti giovani stranieri, in particolare cinesi e indiani, che escono con molte buste piene di telefonini e portatili.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=167902&sez=HOME_ROMA

A settembre l’Indicatore dei consumi (Icc) evidenzia sul fronte cibo e bevande un calo in quantita’ del 2,2 per cento a livello tendenziale e dello 0,4 per cento rispetto ad agosto -osserva la Cia-. Vuol dire che gli italiani spendono sempre di meno per la tavola, modificando dieta e abitudini alimentari. […] il 34 per cento delle famiglie del Belpaese (7,4 milioni) ha dichiarato di optare per prodotti “low-cost” o di qualita’ inferiore, mentre il 30 per cento (6,6 milioni) ha ammesso di rivolgersi ormai quasi esclusivamente ai discount, ricercando tout-court sconti e promozioni commerciali.

http://www.conipiediperterra.com/la-crisi-investe-le-tavole-e-taglia-gli-acquisti-1104.html

Pollice verso, nello scorso mese di settembre del 2011, per i consumi in Italia. Questo stando all’indice ICC calcolato dalla Confcommercio che, pur essendo salito su base annua dell’1,1%, rispetto al mese precedente ha fatto registrare una contrazione dello 0,1%. In virtù di questi dati, secondo l’Ufficio Studi della Confcommercio in Italia la fase di ripresa dei consumi in Italia potrebbe essersi esaurita a fronte di buona parte dei capitoli di spesa che sono in calo, a partire dall’abbigliamento e calzature, e passando per quello dei servizi e beni ricreativi che a settembre del 2011 si è attestato in calo dopo ben sette mesi di crescita. A fare eccezione è il comparto dei prodotti di elettronica di consumo anche per effetto della dinamica discendente dei prezzi di vendita.

http://economia.bloglive.it/consumi-icc-confcommercio-in-calo-a-settembre-2011-9066.html

B. nel paese delle meraviglie

L’amico di Silvio ci ha lasciati. Silvio ancora no.

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…è stata una morte gloriosa. Onore delle armi al templare di Allah. Anche se sono stato il primo e forse il solo a criticare il modo con cui è stato ossequiato in Italia recentemente – (eh?) – , devo dire che è stata certamente una morte gloriosa e con le armi in pugno in mezzo ai suoi pochi fedeli che gli erano rimasti.

(Mario Borghezio – padano*)

*stavolta è meglio distinguere, perchè di sicuro una stronzata del genere solo un padano l’avrebbe potuta dire.