Un nuovo modo di pensare

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Mi piace parecchio l’ultimo spot della Melinda.

Dal punto di vista commerciale è una furbata, rivendere le mele rese “imperfette” dalla grandine ad un prezzo minore, rispetto a quelle più belle visivamente, ma (come dice lo spot) uguali nel gusto e nella qualità. Tutto questo per scongiurare tutta la perdita di guadagno che questa calamità atmosferica avrebbe sicuramente provocato.

Lo trovo poi uno spot “originale”, nel senso che non si era mai visto prima. Nessuno aveva infatti mai mostrato in pubblicità qualcosa che non fosse assolutamente perfetta e attraente.

Insomma, il brutto e l’imperfetto trovano finalmente posto anche in pubblicità, il regno dell’esattamente-opposto.

Mi piace anche perchè manda, non so quanto volontariamente, un bel messaggio a tutti i produttori agricoli. Non gettare il frutto solo perchè è imperfetto. La qualità e il gusto rimangono intatti anche se l’aspetto esteriore sembrerebbe dire il contrario. Quindi, perchè mandare al macero quintali di prodotto solo perchè “macchiato” o “esteticamente non idoneo”?

Spero che un modo di pensare come questo diventi la regola e non l’eccezione.

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  1. L’ho notato anche io… il cambiamento è necessario se vogliamo riprenderci una dimensione più consona ai valori veri dell’uomo. E non solo ai desideri indotti proprio dalla pubblicità che portano all’Avere come obiettivo e non all’Essere.
    Per ora non ho trovato ancora melinde di seconda scelta…
    Sarà solo una promessa?
    Love
    L

  2. Non ci avevo fatto caso a questo spot, e se non altro dico che una a qualcosa di buono una crisi economica serve, a non buttare subito via i frutti di una stagione.
    Ricordo un vecchio contadino romagnolo che impastoiava i suoi maiali con i cavolfiori troppo grossi per essere commerciabili, le sue bietole troppe per la quantità a lui assegnata dal consorzio, le sue pesche, non perfettamente tonde. Lui una quindicina d’anni fa aveva 82 anni, aveva patito la fame a causa di due guerre, e nonsdi capacitava a dover dare il frutto dl suo lavoro, dei suoi campi a dei maiali che già erano sazi.

    • I tuoi aneddoti sono sempre puntuali e molto interessanti popof.
      Credo che il sentimento di quel contadino romagnolo e lo stesso di tanti altri anche oggi.
      Ad esempio qui accade lo stesso con le arance…
      Ed è ogni volta una sofferenza per chi mette tempo e fatica in quei frutti vederseli buttare via come fossero rifiuti.
      Per non parlare del prezzo ridicolo al quale vengono comprate… ma quella è un altra storia.

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