Digressione

Vignetta di Mauro Biani

Esattamente 10 anni fa in questo periodo frequentavo il penultimo anno delle scuole superiori.
Avevo 17 anni.
Di lì a un anno mi sarei diplomato ragioniere.
L’anno seguente la destinazione della gita dell’ultimo anno fu Genova.
La stessa città in cui si tenne il G8, l’incontro tra i grandi (?) della terra.
La stessa città in cui al culmine di una serie di violenze, equamente divise tra polizia e manifestanti (black block), morì un ragazzo.
Aveva 23 anni.
Si chiamava Carlo Giuliani.

Il G8 di Genova del 2001 non viene mai ricordato per quello che decisero gli otto potenti riuniti attorno ad un tavolo, ma esclusivamente per le violenze che insanguinarono le sue strade.

Sono 3 i fatti che più si ricordano di quei giorni:

1. Le violenze dei BB.

Pur credendo fortemente nel diritto (e a volte dovere) di manifestare il proprio dissenso, non riconosco come legittimo l’uso della violenza in nessun contesto.
Anzi, no.
Se penso ai movimenti di rivolta nel medio oriente a cui abbiamo assistito in questi anni, dall’Iran del movimento verde fino alla Libia degli “insorti”,
in questi casi riconosco un FINE (liberarsi dell’oppressore) a QUESTA violenza e dunque la giustifico.
Nel caso di Genova QUELLA violenza non aveva alcuno SCOPO, se non quello di DEVASTARE e METTERE A FERRO E FUOCO una città.
Nessun NOBILE MOTIVO guidava le azioni di quei ragazzi coperti di nero.
Solo una RABBIA CIECA E IMMOTIVATA.

2. Il blitz della polizia nella scuola A. Diaz.

Anche qui, fu la RABBIA (dei poliziotti stavolta) a generare, anzi a degenerare in una vera e propria SPEDIZIONE PUNITIVA.
Si disse che la polizia temeva che all’interno della scuola si nascondessero i BB.
E questo sarebbe bastato a giustificare le violenze (anche sui BB)?
Sarebbe bastato a giustificare i bastoni e le pedate in faccia a dei ragazzi?
Avrebbe giustificato la morte, per fortuna non avvenuta ma quasi sfiorata, di uno qualsiasi di quei ragazzi?

No.

3. La morte di Carlo Giuliani.

Se fossi uno dei genitori di Carlo Giuliani cercherei fino alla fine di ottenere giustizia per la sua morte.
Se fossi uno dei suoi amici, farei lo stesso, cercherei di tenere in vita il suo ricordo, con i momenti belli passati insieme prima di quel tragico giorno.
Se fossi uno dei ragazzi che stava insieme a lui a Genova quel mercoledì di luglio di dieci anni fa, griderei vendetta.

Ma io non sono nessuno di loro.
Sono un ragazzo che di Genova ha sentito parlare solo alla tv.
E che non c’aveva capito molto ai tempi.
E non ci capisce molto neanche adesso.
Sono un ragazzo che ha conosciuto Carlo Giuliani quel giorno attraverso un’istantanea.
Un ragazzo con un passamontagna nero, una canottiera bianca e un rotolo di nastro adesivo al braccio ripreso di spalle mentre solleva un estintore contro una camionetta dei CC, dal cui interno spunta una mano che impugna una pistola.
Chi era Carlo Giuliani prima di quell’attimo non lo so e non lo saprò mai.
So che all’epoca pensai (ma non dissi a voce alta) “Se l’è cercata”.
So che adesso penso: magari se la sarà pure cercata, ma non meritava di morire.
Non meritava di morire a 23 anni.
Non meritava di morire macchiato da quel gesto, che nessuno mai potrà decifrare con certezza, ma che tutti indicarono subito come il segno inequivocabile del suo essere “un violento”.
Non meritava di diventare un simbolo, una ragione per altre violenze.
Non meritava di morire “senza un motivo”.

10 anni fa in Italia

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  1. ho letto con molta attenzione ciò che hai scritto. io sono un pò più grande di tema quel giorno pensai le stesse cose, oggi condivido il tuo pensiero. un piacere entrare nel tuo blog verrò spesso a leggerti ciao nazzareno buona giornata

  2. I BB attaccarono la polizia? No, non l’lo viste quelle immagini, ricordo che ero impietrito davanti alla tv, ero al mare e vedevo quelle schiere di BB che facevano quel che gli pareva senza che la polizia muovesse un dito. Una vergogna, si capiva che qualcuno quel giorno ci avrebbe rimesso la vita, e così è stato. Poi la Diaz, e tra loro c’era gente tranquilla che mi ha raccontato quel che han subito.
    Povero Carlo, scelto a caso dal caso.

    • Hai ragione l’espressione che ho usato non è corretta. La modifico. Intendevo parlare delle violenze dei BB che devastarono la città di Genova e che poi si riversarono anche contro la polizia quando tentò maldestramente (e con risultati tragici come si vedrà) di riportare l’ordine in una città ormai senza regole. Condivido il tuo giudizio su quei giorni: una vergogna.

      Grazie di essere passato, i tuoi commenti (e anche le tue critiche) sono sempre bene accetti.
      ciao.

      • Non è critica la mia, è solo un ricordare per i tempi futuri. Quello che pian piano resterà nel ricordo collettivo, saranno le devastazioni, ma non chi le ha permesse e volute.
        Ciao 🙂

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