Aldro

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C’è un ragazzo morto steso in riva al fiume Po
Sale il sole sopra i tetti di città

Ci son due manganelli rotti sull’asfalto
C’è il giorno che si scopre sporco già di sangue

C’è un silenzio grigio tutto intorno
C’è un corpo massacrato coperto da un lenzuolo

C’è un ragazzo morto steso in riva al fiume Po
Scende il sole sotto i tetti di città

Una notte di settembre 4 poliziotti intervengono in via dell’Ippodromo a Ferrara, dove era stata segnalata la presenza di un ragazzo da qualcuno ritenuto sospetto. I 4 poliziotti intervenuti hanno una collutazione col ragazzo che alla fine rimane a terra privo di vita. Da una parte i difensori dei 4 poliziotti sostengono che la sua morte sia da imputarsi ad un arresto cardiaco conseguente all’assunzione di alcol e droga. Dall’altra la madre e i suoi avvocati dimostrarono che le quantità assunte non erano sufficenti a provocare tale insufficenza cardiaca mortale. Al contrario, sostengono fin dall’inizio che ad uccidere il ragazzo siano state le numerose violenze a cui è stato sottoposto durante l’intervento della polizia e in particolare il peso di due poliziotti sulla sua schiena che avrebbe schiacciato il torace e causato l’arresto respiratorio (anossia).

La corte di Appello di Bologna ha confermato oggi le condanne ai 4 poliziotti che il 25 settembre 2005 risposero alla chiamata d’intervento che fu fatale per un giovane diciottenne di nome Federico Aldrovandi: 3 anni e mezzo (ridotti a 6 mesi con l’indulto).

Adesso anche altre morti per mano dello Stato dovranno avere la giustizia che meritano.

Penso a Stefano Cucchi, morto nel 2009 in carcere dove era stato condotto per possesso di un modesto quantitativo di droga (20gr di cannabis). All’inizio si disse che era morto per “una caduta”. Ma ci fu persino un ministro della stato che affermò che Stefano era morto “perchè anoressico”. Alla fine la famiglia decise di mostrare le foto del cadavere. E tutti capirono dallo stato in cui era ridotto che si trattavano solo di menzogne.

Penso ad Aldo Bianzino, morto in carcere a Perugia dove nell’ottobre 2007 era stato rinchiuso anche lui per possesso di marijuana. Ritrovarono il cadavere con due costole fratturate, fegato e milza rotte e quattro ematomi cerebrali.
Anche in questo caso furono diffuse false notizie sulla sua morte per coprire i responsabili, si disse che la causa della morte era cardiaca e che il corpo “non presentava lesioni”.

Ma quando leggi di notizie come queste ti viene spontaneo chiederti:
dove sta la giustizia? c’è ancora? di chi possiamo fidarci? a chi possiamo affidarci?

A queste 4 domande non seguiranno 4 risposte.
Datevele da soli, perchè io non ce le ho.
O forse si, ma preferisco credere che siano quelle sbagliate.

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  1. Ho letto il tuo post e non non posso che apprezzarti.
    Un anno fa scrivevo (l’ho ripreso il mese scorso Il post s’intitola Monopolio della violenza, preambolo di dittatura):
    ” Analizzando il momento attuale, in cui ripetutamente il sospetto di malaffare si adombra su membri istituzionali dello Stato (e non solo), non posso non concludere che se un poliziotto, magari un po stressato, eccede nei compiti repressivi che gli conferisce la divisa, può ben sperare di ottenere tutta la clemenza che vuole, in quanto, lui che si è macchiato di un reato, al tempo stesso deve dare protezione a chi gli ha concesso di far parte degli organi di vigilanza.
    In questo modo lo Stato diventa succube di se stesso e degli uomini che dovrebbero garantirne l’ordine.
    Con questo meccanismo inevitabilmente si innescano le dittature, dove il monopolio della violenza, che appartiene allo Stato, consente ai suoi guardiani di reprimere tutto quel che è critico nei suoi confronti e, al tempo stesso, permette ai suoi vertici di poter contare su un’impunità che, a cascata, ricade sui suoi protettori.
    Non è possibile vivere con la paura di non poter chiedere aiuto a chi dovrebbe garantire la sicurezza, il passo successivo ad un passaggio simile sarebbe il cadere trappola di facili soluzioni che portano all’antistato (alias mafie).”
    Ciao.

    • Grazie, Popof. E’ proprio di questo clima che tu hai descritto molto meglio di me in questa pochissime parole che ho paura anch’io.
      Andrò al più presto a leggere il tuo post nella sua interezza.

      A presto.
      Fabio.

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