Archivi giornalieri: 11 giugno 2011

Aldro

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C’è un ragazzo morto steso in riva al fiume Po
Sale il sole sopra i tetti di città

Ci son due manganelli rotti sull’asfalto
C’è il giorno che si scopre sporco già di sangue

C’è un silenzio grigio tutto intorno
C’è un corpo massacrato coperto da un lenzuolo

C’è un ragazzo morto steso in riva al fiume Po
Scende il sole sotto i tetti di città

Una notte di settembre 4 poliziotti intervengono in via dell’Ippodromo a Ferrara, dove era stata segnalata la presenza di un ragazzo da qualcuno ritenuto sospetto. I 4 poliziotti intervenuti hanno una collutazione col ragazzo che alla fine rimane a terra privo di vita. Da una parte i difensori dei 4 poliziotti sostengono che la sua morte sia da imputarsi ad un arresto cardiaco conseguente all’assunzione di alcol e droga. Dall’altra la madre e i suoi avvocati dimostrarono che le quantità assunte non erano sufficenti a provocare tale insufficenza cardiaca mortale. Al contrario, sostengono fin dall’inizio che ad uccidere il ragazzo siano state le numerose violenze a cui è stato sottoposto durante l’intervento della polizia e in particolare il peso di due poliziotti sulla sua schiena che avrebbe schiacciato il torace e causato l’arresto respiratorio (anossia).

La corte di Appello di Bologna ha confermato oggi le condanne ai 4 poliziotti che il 25 settembre 2005 risposero alla chiamata d’intervento che fu fatale per un giovane diciottenne di nome Federico Aldrovandi: 3 anni e mezzo (ridotti a 6 mesi con l’indulto).

Adesso anche altre morti per mano dello Stato dovranno avere la giustizia che meritano.

Penso a Stefano Cucchi, morto nel 2009 in carcere dove era stato condotto per possesso di un modesto quantitativo di droga (20gr di cannabis). All’inizio si disse che era morto per “una caduta”. Ma ci fu persino un ministro della stato che affermò che Stefano era morto “perchè anoressico”. Alla fine la famiglia decise di mostrare le foto del cadavere. E tutti capirono dallo stato in cui era ridotto che si trattavano solo di menzogne.

Penso ad Aldo Bianzino, morto in carcere a Perugia dove nell’ottobre 2007 era stato rinchiuso anche lui per possesso di marijuana. Ritrovarono il cadavere con due costole fratturate, fegato e milza rotte e quattro ematomi cerebrali.
Anche in questo caso furono diffuse false notizie sulla sua morte per coprire i responsabili, si disse che la causa della morte era cardiaca e che il corpo “non presentava lesioni”.

Ma quando leggi di notizie come queste ti viene spontaneo chiederti:
dove sta la giustizia? c’è ancora? di chi possiamo fidarci? a chi possiamo affidarci?

A queste 4 domande non seguiranno 4 risposte.
Datevele da soli, perchè io non ce le ho.
O forse si, ma preferisco credere che siano quelle sbagliate.