La barca affonda.

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“Infatti sono all’estero a fare quello che in Italia, essendo figlio di nessuno,
mi sarei neanche potuto sognare di fare. Ragazzi scappate finche’ siete in tempo!
La barca affonda, fidatevi.”

(Commento a un video su Youtube.)

Nel 1836 DeMusset parlando della sua generazione (anch’essa) delusa, dagli ideali napoleonici, parlava del “mal du siècle”.
Una generazione intera di giovani che speravano in un futuro migliore per cui avevano dato anche il sangue (quello vero) ma che si sono accorti d’improvviso di vivere in un presente in cui le promesse fatte non erano state mantenute.

“…ma sembra ancora più precario questo stivale
che sta affondando dentro un cumulo di porcheria
e quelli che l’hanno capito vedi vanno via
e invece tu non l’hai capito, non l’hai capito
e stringi i denti dietro un tavolo dentro a un uffficio
senza nemmeno avere il tempo di guardare fuori
così non vedi che già cambiano tutti i colori
e intorno a te la gente si agita si muove sempre
qualcuno grida è una protesta che nessuno sente
non c’è un futuro da difendere solo il presente
e anche di quello di salvabile c’è poco o niente
amore mio non ci resisto, io non ci resisto
vorrei convincerti a raggiungermi ma non insisto
tu riesci ancora a non vedere solo il lato brutto
io invece ho smesso devo andare, grazie di tutto. …”

Una generazione simile alla nostra seppur diversa.

Anche noi siamo una generazione che vive nell’incertezza e nella disillusione.

Una generazione sbandata, che ha perso ogni punto di riferimento, che non sa più da dove viene, ma non sa nemmeno dove sta andando.

Semplicemente, chi può fugge, prima che sia troppo tardi.

Per non affondare, insieme alla nave.

Sappiamo già che le scialuppe di salvataggio non basteranno.

Non so se è più la mia malinconia di questi giorni o la semplice constatazione di una triste realtà che mi spinge a scrivere queste parole.

So solo che vorrei non averle pensate e vorrei non doverle pensare più.

Vorrei avere il coraggio del capitano, che è sempre l’ultimo ad abbandonare la nave.

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  1. Sto leggendo solo oggi il tuo post, chissà perché non mi arrivano gli avvisi di tuoi nuovi post, fa niente poi alla fine tra i preferiti giri lo stesso.
    Tornando a ruota, non occorre fuggire, basta mollare chi sta nel proprio brodo lasciando che continui a bollire. Non è egoismo, è bisogno individuale di libertà. Ed una delle condizioni per esserlo, è la libertà economica, o indipendenza. Il dilemma tra “il vivere nella m… o c… addosso” a 19 anni l’ho risolto con una scelta, anche dolorosa in certi momenti, ma ogni uomo deve essere libero e non incatenato ad una società che in nome della libertà lo rende vittima del sistema autoreggente. Un unico pentimento, il non aver fatto scelte più radicali al presentarsi delle opportunità. A parte questo, il non continuare a girare sempre intorno al palo dell’angolino dove si nasce, stando accodati a quelli che arrancano davanti, è sempre positivo. Anche da bambino non amavo le giostre, meglio l’autoscontro.

  2. Caro Fabio,
    la sensibilità dei tuoi post, la pacatezza delle tue argomentazioni, costituiscono sempre una piacevole compensazione alla cinica ruvidità dei miei modi. E’ quindi con rinnovato piacere che ti leggo e mi permetto un’osservazione assai caustica, sperando di non abusare troppo della tua notoria benevolenza…

    Mi è piaciuto molto il paragone con De Musset (Alfred?)…
    Ma la generazione di quel primo ‘800, con la sua disillusione esistenziale, doveva le proprie incertezze alle utopie tradite della Rivoluzione francese, dagli eccessi sanguinari dei giacobini alla restaurazione termidoriana. Una generazione delusa e disgustata da Napoleone Bonaparte e dalle sue guerre, in una società imbalsamata dalla rigida cappa del Congresso di Vienna e dal fallimento dei primi moti liberali.
    Insomma, parliamo di una generazione che aveva affrontato con coraggio la censura, le fucilerie dei gendarmi, le deportazioni in colonia, la galera e la forca.
    L’esilio era una dolorosa necessità per sottrarsi al patibolo quando già tutto era perduto, e non una interessante opportunità da valutare per la propria auto-realizzazione come invece avviene ora!
    Che cosa ha perso oggi la nostra bistrattata generazione?!?
    Il posticino sicuro nel pubblico impiego? Una retribuzione e una carriera adeguata al proprio titolo di studio? L’appartamento a fitto agevolato con l’equo canone? I “diritti”?!?
    E cosa mai ha (abbiamo) fatto per guadagnarseli questi diritti e per opporsi allo sbrago presente? Giocava alla playstation, partitella di calcetto il venerdì, e struscio con la morosa il sabato e bicchierate con gli amici?
    Che caxxo faceva mentre la nave imbarcava acqua e le stive si allagavano?!?
    Adesso tutti parlano di “fuga” e, come giustamente fai notare, si azzuffano per un posto in scialuppa.

    FUGGIRE…
    E per andare dove? Per fare che cosa? Per costruire che?
    I ladri fuggono.. I perdenti.. I deboli.. E soprattutto fuggono i parassiti, quando l’organismo ospite è ormai destinato al collasso.
    Io non ho alcuna simpatia per questi grassi emigranti del Nuovo Millennio, che brucerebbero zingari ed extracomunitari a casa loro, ma che si aspettano il Bengodi nei paesi altrui. Il benessere, i servizi all’avanguardia, lo stato sociale avanzato, le opportunità professionali e di realizzazione, in Germania (o Francia o G.B.) non è che gli sono piovute dal cielo per intercessione divina! Sono il frutto di sacrifici condivisi, coscienza civica, impegno civile, consapevolezza democratica e soprattutto etica pubblica.
    Che valore aggiunto porta l’italiano emigrato se non i suoi egoismi, le sue frustrazioni, la sua grettezza individualistica, le sue meschine furberie e le sue ambizioni da piccolo-borghese insoddisfatto?!?
    Che rispetto merita chi ha rinunciato a lottare e passa invece il proprio tempo a commiserarsi?!?

    P.S. Un tempo non troppo lontano, i capitani affondavano restando a bordo della nave, perché consideravano un disonore insostenibile l’abbandono del proprio posto.

    • Come sempre sai trovare nuovi spunti su qualunque argomento. Non posso non essere d’accordo sul tuo giudizio. La nostra generazione non ha fatto nulla per meritarsi tutto quel che ha trovato servito in tavola. Ma non sono d’accordo sul fatto che tutti i giovani di questa generazione facciano nulla perchè le cose cambino. Faccio un solo esempio: Addiopizzo, una associazione fatta da giovani che aiuta i commercianti a creare una rete di virtuosi che rifiutano di pagare il pizzo che possa contrastare una delle maggiori fonti di reddito della criminalità organizzata. Ma ce ne sarebbero tanti altri da fare. Ovviamente c’è anche chi , per vari motivi, non ha il coraggio e la forza di combattere ad oltranza e preferisce o infischiarsene completamente oppure gettare a terra le armi e dichiararsi “sconfitto”. Nel primo caso neanch’io sono molto indulgente. Al contrario di chi fa una scelta come quella di andare via per cercare, anche egoisticamente d’accordo, di costruirsi il “suo” futuro, io non nego di avere un certo “disprezzo” (forse non è la parola giusta ma calza) per chi SE NE FREGA.
      Nel combattimento è compresa la sconfitta. Codardo e vigliacco, secondo il mio pensiero, è chi rifiuta categoricamente di affrontare la battaglia, non chi riconosce di essere stato battuto. Detto questo, io per carattere non mi permetto mai di giudicare le scelte altrui, ognuno ha fortunatamente la libertà di scegliere che cosa fare della propria vita e di sbagliare se è il caso. Ma l’importante è SCEGLIERE autonomamente e non lasciare che lo facciano gli altri.

      Non mi sento così sicuro di me da affermare ad oggi che non farò una scelta simile in futuro, e ammiro chi invece può farlo, per adesso cerco di aggrapparmi all’albero maestro di questa nave che affonda e di resistere, ma quando l’acqua arriverà alla gola…. chi lo dice che non cercherò anch’io una zattera a cui aggrapparmi?

      Spero la mia risposta non ti abbia deluso Sendivogius, ma questo è il mio pensiero.
      A presto.
      Fabio.

      • Dinanzi ad una simile lucidità di pensiero, dinanzi alla potenza delle tue parole, non posso fare altro che inchinarmi a riconoscimento di una grandezza d’animo che raramente ho avuto l’onore di incontrare.
        Caro Fabio, io ammiro il coraggio. Incondizionatamente. E tu ne hai da rivendere!

  3. Vi ringrazio del sostegno che non fa mai male.;)
    Ma vorrei rassicurarvi, non ho scritto il post per annunciarvi la mia imminente partenza. Solamente osservo con tristezza come tanti l’abbiano già fatto. Anche se tengo a dire che non li condanno affatto.
    Se il tuo paese ti impedisce di avere l’unica cosa che i giovani non possono non avere, un futuro, non ci vedo nulla di male nell’andare via.
    Per adesso il pensiero non l’ho avuto (non seriamente almeno) ma non escludo la possibilità di uscire fuori dall’Italia se qui le difficoltà fossero davvero troppe.
    Non voglio giocarmi il futuro e le possibilità che potrei trovare fuori per stupido orgoglio e finto patriottismo. Posso servire il mio paese anche stando fuori dai suoi confini.

    Un abbraccio a tutte e tre 😀

  4. Fabietto..ma ‘ndo vai?
    Scherzo per sdrammatizzare le tue parole ..o forse per darmi coraggio, io per prima.
    I tuoi pensieri, le tue preoccupazioni, le tue disullusioni, i tuoi sogni violentati,le tue amarezze, le tue malinconie e rabbie, sono quelle di tanti e sono sacrosante verità, prove inconfutabili di come siano scadute molte cose in Italia.
    Adesso, a differenza di qualche anno fa, in cui anche se con fatica e impegno si riusciva a centrare gli obiettivi…adesso è tutto più indefinito e indefinibile, è tutto liquido..e il liquido non ha forma propria, prende quella del contenitore che lo trattiene.
    Ma, per assurdo, sono questi i momenti in cui c’è più bisogno di restare. E’ in questi momenti che servono braccia e menti per non fare affondare del tutto la nave..
    Mi sto chiedendo tra me e me, quanto queste parole odorino di egoismo..ma scavando bene mi correggo e dico: no, non è egoismo.
    Mi spiego…io sono sempre stata in movimento..non rientra nel mio dna l’elemento stanzialità, una zingara insomma nel senso più ampio e libero del termine. Allora perchè ti dico di restare? Perchè.. diverso è “fuggire” per situazioni avverse che andar via perchè si ha sete di conoscenza e ali ai piedi. Andar via, con il sapore amaro di retrogusto..monta rabbia e crea conflitti interiori. Andar via deve essere una scelta serena non per costrizione.
    Cambierà il vento anche in Italia, ” non c’è notte talmente lunga da impedire al sole di rinascere” e noi tutti questo vento dobbiamo alimentarlo, per spazzare e ricostruire una realtà che restituisca voglia, dignità, uguaglianza, possibilità, rispetto, fiducia, libertà, speranza.
    Non siete soli ragazzi!!! I vostri genitori, i vostri nonni,sono con voi..diamoci la mano e troviamo il coraggio dei veri capitani.
    Un abbraccio grande Fabio..le stesse cose le dico a mio figlio.
    Vera

  5. Fabio, io ogni tanto mi fermo a guardare i miei lunghi trattati di medicina, e mi chiedo … a cosa mi serve imparare quei mattoni?
    Ho smesso di studiare da qualche tempo, e non riesco a terminare i mio percorso di studi. Mi demoralizza il mio futuro, un paese che preferisce gli uomini perché le donne partoriscono.. quando ci diamo una mossa invece di fuggire??

    • Perdonami Luisa non volevo demoralizzarti.
      Anche io a volte mi chiedo a che serva studiare. E a dire il vero non mi so dare una risposta 😀 So solo che voglio farlo. Per me.

      Non mi sento però di condannare chi “fugge”, ognuno fa le sue scelte, chi sono IO per dire se siano giuste o sbagliate?

  6. e quel coraggio ti auguro di trovarlo, di pescarlo dentro te, scommettendoti, ed allontanando la malinconia.
    c’è incertezza, vero, disillusione, vero, anche tanto sbandamento. Ma c’è anche determinazione, serietà ed impegno, freschezza e sorriso.
    io credo nei giovani, voglio crederci. Sempre.
    Ciao

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