Archivio mensile:Maggio 2011

2 a 0!

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Oggi è davvero una giornataccia per voi-sapete-chi.

Primo, a Milano e Napoli i “senza cervello” hanno stravinto.

Secondo, B. e un suo amichetto, mi sa, che sono nei guai per quell’allegra bricconata dello spot elettorale a reti unificate. Eh si!

 

Ma, probabilmente c’è qualcuno che presto starà ancora peggio.

Chi?…

Indovinate…

Stalker

 

Milano la rossa

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Lo slogan, in vista del ballottaggio Pisapia-Moratti, è “No a una Milano Stalingrado d’Italia”

Se avete voglia di leggere tante stupidaggini (nome in codice per… minchiate)  una in coda all’altra vi linko, a vostro rischio e pericolo, l’articolo del “Giornale” di partito da cui è tratta la storica ed originalissima frase dell’uomo che ci salverà dall’arrivo dell’uomo rosso.

Articolo su Libero.it (potrebbe causare attachi di forte risa, usare con cautela).

Per chi volesse visitare Milano in caso di vittoria di Pisapia (PD) ecco un utilissimo consiglio da un grande comico italiano che ci ha resi famosi nel mondo.

No, non sto parlando del famoso barzellettiere, nome in codice B.

Ma del grande Totò.

Ah! un ultima cosa… sarebbe meglio che iniziaste ad imparare quello che sarà l’inno ufficiale del Milan (e forse anche dell’Inter) se vince Pisapia.

Il compagno Thought’s Tree.

Robert Frost – The road not taken

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The Road Not Taken/ La strada non percorsa

Two roads diverged in a yellow wood,

Due strade si diramavano all’interno di in un bosco giallo,

And sorry I could not travel both

Spiacente di non poterle percorrere entrambe

And be one traveler, long I stood

come un solo viaggiatore, a lungo stetti ad osservarne una

And looked down one as far as I could

gettando lo sguardo più lontano che potessi

To where it bent in the undergrowth;

verso il punto il cui essa curvava nel sottobosco;

Then took the other, just as fair,

Quindi scelsi l’altra, similmente ariosa,

And having perhaps the better claim

la giudicai una scelta migliore forse

Because it was grassy and wanted wear

per il terreno erboso e l’aspetto invitante

Though as for that the passing there

Nonostante i continui passaggi

Had worn them really about the same,

le avessero consumate in maniera praticamente identica,

And both that morning equally lay

entrambe quella mattina fossero  ricoperte in ugual misura di foglie

In leaves no step had trodden black.

ed alcun passo le avesse calpestate.

Oh, I kept the first for another day!

Oh, tenni la prima per un altro giorno!

Yet knowing how way leads onto way,

cosciente tuttavia di come una strada porti inevitabilmente a un altra ancora,

I doubted if I should ever come back.

dubitai di poterci mai più ritornare.

I shall be telling this with a sigh

Dovrei dirlo con un singhiozzo

Somewhere ages and ages hence;

Da qualche parte secoli e secoli fa;

Two roads diverged in a wood, and I–

due strade si diramavano all’interno di in un bosco, ed Io …

I took the one less traveled by,

scelsi quella meno percorsa,

And that has made all the difference.

Ed è questo che ha fatto la differenza.

–Robert Frost (1916)–

Ps: ( la traduzione è mia )

La barca affonda.

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“Infatti sono all’estero a fare quello che in Italia, essendo figlio di nessuno,
mi sarei neanche potuto sognare di fare. Ragazzi scappate finche’ siete in tempo!
La barca affonda, fidatevi.”

(Commento a un video su Youtube.)

Nel 1836 DeMusset parlando della sua generazione (anch’essa) delusa, dagli ideali napoleonici, parlava del “mal du siècle”.
Una generazione intera di giovani che speravano in un futuro migliore per cui avevano dato anche il sangue (quello vero) ma che si sono accorti d’improvviso di vivere in un presente in cui le promesse fatte non erano state mantenute.

“…ma sembra ancora più precario questo stivale
che sta affondando dentro un cumulo di porcheria
e quelli che l’hanno capito vedi vanno via
e invece tu non l’hai capito, non l’hai capito
e stringi i denti dietro un tavolo dentro a un uffficio
senza nemmeno avere il tempo di guardare fuori
così non vedi che già cambiano tutti i colori
e intorno a te la gente si agita si muove sempre
qualcuno grida è una protesta che nessuno sente
non c’è un futuro da difendere solo il presente
e anche di quello di salvabile c’è poco o niente
amore mio non ci resisto, io non ci resisto
vorrei convincerti a raggiungermi ma non insisto
tu riesci ancora a non vedere solo il lato brutto
io invece ho smesso devo andare, grazie di tutto. …”

Una generazione simile alla nostra seppur diversa.

Anche noi siamo una generazione che vive nell’incertezza e nella disillusione.

Una generazione sbandata, che ha perso ogni punto di riferimento, che non sa più da dove viene, ma non sa nemmeno dove sta andando.

Semplicemente, chi può fugge, prima che sia troppo tardi.

Per non affondare, insieme alla nave.

Sappiamo già che le scialuppe di salvataggio non basteranno.

Non so se è più la mia malinconia di questi giorni o la semplice constatazione di una triste realtà che mi spinge a scrivere queste parole.

So solo che vorrei non averle pensate e vorrei non doverle pensare più.

Vorrei avere il coraggio del capitano, che è sempre l’ultimo ad abbandonare la nave.

Come un fiore di campo

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La matri di Pippinu (1979)

di Umberto Santino

Chistu unn’è me figghiu.

Chisti un su li so manu chista unn’è la so facci.
Sti quattro pizzudda di carni un li fici iu.
Me figghiu era la vuci chi gridava ‘nta chiazza
eru lu rasolu ammulatu di lo so paroli
era la rabbia era l’amuri chi vulia nasciri chi vulia crisciri.
Chistu era me figghiu quannu era vivu, quannu luttava cu tutti: mafiusi, fascisti, omini di panza ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi lupi senza pietà.
Parru cu iddu vivu un sacciu parrari cu li morti.
L’aspettu iornu e notti, ora si grapi la porta trasi, m’abbrazza, lu chiamu, è nna so stanza chi studia, ora nesci, ora torna,
la facci niura come la notti,
ma si ridi è lu suli chi spunta pi la prima vota, lu suli picciriddu.

Chistu unn’è me figghiu.
Stu tabbuttu chinu di pizzudda di carni unn’è di Pippinu.
Cca dintra ci sunnu tutti li figghi chi un puottiru nasciri di n’autra Sicilia.

Bastava guardare Scrubs!

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Perchè nessuno ci aveva mai pensato prima? 🙂

Seguono due (vergognose) versioni della stessa vignetta.  Ve la spiego, visto che probabilmente solo io (e la mia mente CONtorta sa dargli un significato). Osama è morto, o no? Tanti dal giorno della notizia data da Obama continuano a confessare di non credere alla sua morte, che si tratti dell’ennesimo complotto americano, ecc.. ecc.. Visto che anche per Elvis è successa la stessa cosa ho pensato (maledetto quel giorno!) di disegnare Bin Laden in posa da The King. Va beh, se non capite nulla, niente paura, il problema sono io non voi! ahahah 😉

Non sapevo quale scegliere, avevo pensato di mettere quella che mi piaceva di più, ma mi fanno entrambe pena, quindi… tutte e due! yeah! XD

Osama come Elvis 2 versione

alla fine ho scelto questa, mi piace di più.

Là dove c’è un prato verde oggi, domani ci sarà… una centrale nucleare?

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Cari amici fascisti, STUDENTI, leghisti, comunisti e operai insicuri. Mi sembra chiaro che a questo punto non ci resta che l’unico mezzo di sopravvivenza. Il voto. Non possiamo assolutamente mancare. Il 12 Giugno dobbiamo andare tutti a votare anche se, come è prevedibile, il governo tenterà l’impossibile per togliere dalle schede referendarie pure il LEGITTIMO IMPEDIMENTO. E, se lo dovesse togliere dobbiamo essere ancora più numerosi davanti ai seggi. E, se per caso le sedi elettorali fossero chiuse, il vostro voto lasciatelo pure per terra scritto su un piccolo foglietto già preparato a casa, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da quaranta milioni di bigliettini.

(dalla lettera del grandissimo Adriano Celentano inviata al Fatto Quotidiano il 29aprile2011)

Di seguito il testo di un utilissimo articolo (sempre del Fatto Quotidiano) per comprendere le VERE ragioni per cui B. ha “responsabilmente” deciso (fregandosene della NOSTRA decisione) di cancellare il quesito referendario sul NUCLEARE.

Gli esperti Schneider e Maltini spiegano perché il nucleare non conviene e non è sicuro

Il 26 aprile, nonostante la legge che sembrava abrogare il nucleare, Berlusconi ha dichiarato che “il nucleare è l’energia del futuro, la più sicura”. A Sarkozy ha detto che gli accordi con Edf sono solo sospesi. E il presidente francese ha risposto: ”Rispettiamo la decisione italiana e siamo pronti a lavorare con voi rispondendo a tutte le vostre domande sulla sicurezza delle nostre centrali”.

Ma Mycle Schneider, 52 anni, ingegnere con ufficio in centro a Parigi consiglia agli italiani “di continuare a lottare contro questo ritorno idiota al nucleare”. Schneider è uno tra i massimi conoscitori dell’industria nucleare d’Oltralpe, quella che dovrebbe riportare i reattori in Italia. Fino al 2003 è stato consigliere per l’Eliseo sulle questioni ambientali e per più di vent’anni si è occupato di energia atomica per il Parlamento europeo. Oggi è consulente per l’Agenzia internazionale per l’energia atomica.

Schneider considera pura follia la partnership italo-francese sul nucleare. “Questa industria nel mio paese – continua Schneider – è in fin di vita e la probabilità di un incidente come quello di Fukushima, con la fusione del nucleo, è possibile ogni giorno nelle nostre 58 centrali nucleari. Queste hanno una età media di quasi 40 anni ed Edf (la compagnia elettrica francese, ndr) desidera investire 35 miliardi di euro per allungare la loro vita a 60 anni. Una follia totale”.

Schneider conosce molto bene l’Italia. Di recente è uscito un libro in cui il suo pensiero antinuclearista è ben espresso: Scram, a cura di Angelo Baracca e Giorgio Ferrari Ruffino (Jaca Book, 412 pp., 34 euro). Ma soprattutto ha molti amici e colleghi originari del nostro paese e che ora lavorano al suo fianco. L’ingegner Fulcieri Maltini è uno di questi. In passato ha lavorato per il Cern, per la Westinghouse ed è stato responsabile della sicurezza nucleare per l’European Bank for Reconstruction and Development, il fondo creato per il decommissioning di impianti dell’ex Urss come quello di Chernobyl. Anche lui vive e lavora in Francia dagli anni Ottanta, dove ha visto l’industria atomica muovere i primi passi. Oggi si stupisce che il suo paese d’origine voglia fare dietrofront rispetto a quanto stabilito in un referendum nel 1987. Con l’aggravante di dare retta alle promesse di Sarkozy. “So che il primo reattore che sarà portato in Italia – dice Maltini – non funziona ancora, ma soprattutto è sottoposto a delle critiche durissime da parte delle autorità di sicurezza francesi, finlandesi e britanniche che richiedono una revisione totale della progettazione. I sistemi di sicurezza progettati non garantiranno l’esclusione di incidenti gravi. E poi il costo è faraonico ed ha passato i 7 miliardi di euro. Sono cifre che non rendono più competitivo il kWh generato in questo modo”.

Maltini è un fiume in piena: “Ci potrebbe essere un’altra beffa per l’Italia. Potrebbe essergli ceduto un reattore a basso costo realizzato in collaborazione coi cinesi, una partnership caldamente voluta dall’Eliseo per rendere il tutto più competitivo”.

L’interesse è politico, ma soprattutto industriale”, riprende Schnider. “Queste offerte servono per ripianare la situazione debitoria di Edf. Ma è evidente che la Francia si trova in una condizione di isolamento rispetto al resto del mondo. Da noi nel 2010 il 74 per cento dell’elettricità è stato prodotto da centrali atomiche e abbiamo generato il 46 per cento della produzione nucleare di tutta l’Ue. La Francia, quindi, ha tutto l’interesse ad esportare questo ‘suo sistema’, pubblicizzando l’efficienza dei reattori prodotti dalla sua industria e attivando joint venture con altri paesi”.

Per quanto riguarda gli accordi commerciali, “il contratto firmato tra Edf ed Enel nel 2009 – spiega Maltini – prevede la costruzione in partnership di reattori nucleari in Italia per un totale di 6400 MWe. Ma il grande guadagno sarà tutto per l’industria francese. Il 70% del reattore sarà importato da Oltralpe. All’Italia resteranno le briciole. E penso che anche le turbine verranno dall’Alstom francese, perché la vostra Ansaldo non credo sia in grado di costruire una turbina da 1600 MWe. L’Enel avrà così soli i rischi di gestione. Va ricordato, infatti, che gli accordi internazionali per le assicurazioni sul rischio nucleare, rendono responsabile l’operatore e non il costruttore”.

Non è vero – prosegue Schneider – che in un paese nucleare come la Francia l’energia è più a buon mercato. Da noi ci sono dai 3 ai 4 milioni di famiglie che non riescono a pagare le loro bollette dell’elettricità e d’inverno soffrono il freddo. Il presidente Sarkozy, come molti capi di stato, non comprende bene il sistema energetico. L’obiettivo di una buona politica è di mettere a disposizione dei cittadini servizi energetici economici, durevoli ed ecologici. E non di ragionare in kWh, in barili di petrolio o metri cubi di gas. Anche per quanto riguarda l’emissione di CO2 la Francia non fa meglio di paesi ‘meno’ nucleari. Siamo appena al di sotto della Germania, che ha un’economia basata sul carbone. Insomma, cari italiani – conclude l’ingegner Schneider – restate lontani da questo ‘affare’”. “Mi auguro – gli fa eco Maltini – che l’opposizione nel mio paese resti compatta. Il nemico da abbattere è uno solo: la rinascita del nucleare”.

Riflettete adesso.
E’ responsabilità o interesse quello che guida le azioni del caro Silvio?

Clicca!

Tango

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Un piccolo omaggio ad uno dei grandi maestri del fumetto italiano (e non solo).
Tango è forse la mia avventura preferita tra quelle che vedono protagonista il “gentiluomo di fortuna” Corto Maltese.
La seconda immagine è (di questo ne sono certo) la più bella tavola mai disegnata. Almeno per me.
🙂

immagine tratta da "Tango" di Hugo Pratt

immagine tratta da "Tango" di Hugo Pratt

Immagine tratta da "Tango" di Hugo Pratt

Magari se osservate queste immagini ascoltando questa musica,
anche solo per un attimo,
vi sembrerà di essere lì, nei vicoli di Buenos Aires, a ballare un tango appassionato
sotto un cielo illuminato da una doppia mezzaluna.

Osama è stato ucciso… col Photoshop!

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“Osama è ancora latitante
L’ho visto ieri al ristorante!
Lo so che voi non mi credete
Se sbaglio mi corigete”             (Simone Cristicchi – Meno Male)

Devo ammettere che anche io stamattina appena sentita la notizia (ancora mezzo intontito dal sonno) ho pensato: “Ma dai? Davvero?”.

Come “hai pensato solo questo???” OH! ERO APPENA SVEGLIO!

Tornando seri (…) se la notizia fosse vera sarebbe un evento da segnare nel calendario e entrerebbe di diritto nei libri di Storia. Avete notato che ho scritto “se”? Infatti pur non avendo mai creduto alle miriadi di tesi di complotto che si sono sviluppate intorno al 11 settembre, un dubbio (anche più di uno) stavolta è venuto pure a me. Da cosa è nato ‘sto dubbio? Da un aspetto della vicenda.

Questo: il corpo di Bin Laden è stato gettato in mare.

Si, non avete letto male. IN MARE.

Cioè, dopo 10 anni di ricerche, (e dov’è Osama e dove non è, e cerca di là e cerca di qua, e quarda in cucina, no, forse è in salotto….), lo trovano bello tranquillo in Pakistan una villona da un miliardo di dollari (si sa, in Pakistan CHI non ce l’ha!) con tutta la famiglia (e Bin era uno che “ci dava dentro”, se capite cosa intendo, quindi saranno stati più o meno na 30ina di persone in quella casetta), con la scorta che lo sorvegliava giorno e notte (tra l’altro hanno detto che non aveva nè TV, nè PC, nè cellulare… bella la vita del capo dei terroristi eh!),

e LORO, l’AMMERIGANI, che fanno? Me lo buttano in mare!!!!!!

Ma dico io, ma siamo pazzi? Ma almeno tenetevelo almeno un pochino, fatevi le foto ricordo (a Abu Ghraib era la prassi!!!), un esamino alla CSI tanto per sapere se è veramente lui!

No, giù IN FONDO AL MAR, IN FONDO AL MAR….. (come cantava Sebastian).

Come se non bastasse poi, un sito (Peace Reporter) fa notare come la foto del defuno Bin Laden è molto dubbia. Dicono che si tratti di un bel fotomontaggio (e manco tanto bello, sia per il soggetto, sia perchè IO LO FACCIO MEGLIO), creato ad arte per dare qualcosa in pasto al popolo, diciamo così, avendo come base una foto del (ex?) capo di Al Qaeda risalente al 2006. Il sito ha messo le due foto a confronto. Io ve la voglio mostrare (*ore17:08 l’ho tolta visto che non ha più senso, anzi “faceva senso”) ma sappiate che la visione potrebbe non essere adatta a tutti (si tratta sempre della foto di un morto) .

Fin qui, quello che so. Vedremo se questi dubbi saranno sciolti o se ci dovremo accontenare di questa verità.

A risentirci.