Italia 150 (riveduto e corretto)

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“Non lacer[ate] la bandiera santificata dal sacrificio di tutti noi,
e dal sangue di tanti martiri…”
(Giuseppe Mazzini – 1861)

No.

Io non voglio smettere di essere fiero di essere tuo figlio. Non voglio provare vergogna nel sentir pronunciare il tuo nome. Non voglio che il disprezzo che adesso provo per chi in nome tuo compie atti vergognosi e indegni di te, ricada anche su di te. Tu, nata dal sangue di tanti giovani che in te vedevano il loro futuro. Non posso, non posso smettere di amarti. Sarebbe come insozzare quel sangue. Sarebbe come uccidere una seconda volta quegli uomini che credettero così tanto in te da offrirti la vita. E’ per loro, per le loro speranze, i loro sogni, che non posso odiarti, nè disprezzarti.

Ma offrirti tutto il mio rispetto.

Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!

Arpa d’ôr dei fatidici vati perché muta dal salice pendi?

Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.

(Anche se disegnata in uno di quei momenti in cui ho dubitato della tua forza, non mi va di eliminare questa vignetta. Il periodo che stai vivendo è oggettivamente duro, non puoi negarlo, ma credo che i tuoi figli non ti abbandoneranno mai. Non possono. Proprio come me. E tu guarirai e sarai forte. Voglio credere che sarà così. Almeno per oggi.)

Ferita, ma ancora viva. Nonostante tutto. Non abbandonatemi...

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  1. Purtroppo proprio quel giorno (17 marzo) ho sentivo dei ragazzi, amici miei, esprimere il loro disinteresse verso quella ricorrenza, per me così importante invece, che mi sono lasciato andare allo sconforto e ho disegnato. Un sentimento che ho provato solo all’inizio. Poi mi sono detto che, nonostante tutto e tutti, in fondo io ci credo ancora nel mio paese e non voglio tradirlo. Le parole dell’Italia ferita della vignetta però sono anche per me, che non nego di aver pensato diverse volte di abbandonarla e fuggire via. Non so, non posso dirlo con certezza, se questo accadrà prima o poi. Ma voglio tentare finchè posso e finchè ce la farò di restare qui per contribuire anche col mio piccolo a guarirne le ferite.

  2. Chi l’abbandona!? Tranquillo, dove troviamo un paese più bello del nostro. Immagino l’Italia come un bellissimo ristorante, in posizione strategica sul mare, con terrazze piene di fiori profumati, con preziose sale dove si respira aria nobile e semplice al contempo, con una tradizione prestigiosa alle spalle, dove si sono alternati cuochi che hanno creato piatti passati alla storia, ebbene, l’ultima gestione è disastrosa per incompetenza e per ruberie. Che si fa? Si abbandona tutto o si cacciano a pedate nel sedere gli indegni? 😉

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