P.

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Non mi piaci.

M’infastidice la tua presenza,

ovunque io sia

ti ritrovo sempre attorno

mi provochi disagio

certe volte.

Mi fai sentire costretto e

m’impedisci di agire come vorrei.

Eppure,

nonostante tutto sei parte di me.

Hai fatto di me quello che sono adesso. Come negarlo?

Dovrei ringraziarti per questo?

Forse no.

Sarei stato migliore senza te?

Forse si. Chissà.

Non mi piaci.

Prima o poi ,lentamente, dovrai sparire.

Forse.

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    • Grazie semplice, troppo buona. 😉

      La p. nel titolo del post ha vari significati. Che non svelerò 😀
      Anche se nella prima intenzione ne aveva uno ben preciso, man mano che continuavo a scrivere mi accorgevo che poteva essere adattato ad altri significati tutti coincidenti con il tema principale del post: come arriviamo ad essere quello che siamo.
      Ma allo stesso tempo anche che niente è immutabile è che noi stessi cambiamo anche senza rendercene conto, e non sempre in bene.
      Infatti, il testo è critico verso di me. Non dico di essere proprio da buttare, ma certi aspetti di me che un tempo davo per scontati, mi accorgo che adesso non li possiedo più, sono svaniti.
      Proprio a causa di quelle “p.” .
      Però è anche vero che proprio perchè sono parte di me, di alcune è difficile separarsene. 😉

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