Ode a Vincenzo Pirrotta

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Uno spettacolo non si può raccontare lo si deve vedere. –  (Vincenzo Pirrotta) 

Descrivere uno spettacolo del grande Vincenzo Pirrotta è difficile… perchè in ognuno dei suoi spettacoli provi emozioni sempre nuove e diverse, ma non resti di certo mai indifferente. Pirrotta è un (grande) attore per definizione, che comunica con tutto se stesso, "ci mette l’anima" e pure il corpo e la voce…e il sudore. Il sudore di un attore che "vive" il/nel suo spettacolo in ogni singolo attimo che segue il buio in sala.   Un attore che comunica il suo amore per il teatro e soprattutto per le storie. Storie ingoiate, gustate, digerite e poi presentate al suo pubblico come fossero parte del suo vissuto. Vincenzo Pirrotta ha questa grande capacità, , di renderti tutt’uno con
il palco, di farti sentire partecipe alla magia che si sta svolgendo di
fronte ai tuoi occhi. Di farti ridere a crepapelle, ma anche piangere e riflettere come è successo per l’ultimo spettacolo che ho visto ieri sera allo Scenario Pubblico di Catania "TERRA MATTA" tratto dall’autobiografia di Vincenzo Rabito, un bracciante agricolo semianalfabeta che dal 68 al 77, chiuso a chiave in una stanza, scrisse pagine e pagine su una vecchia Olivetti. Come ho detto prima descrivere Pirrotta non è facile quindi lascio che siano le sue stesse parole a descriverlo:

" Entrai allora in quel mondo fantastico eppure ferocemente reale che è Terra matta, mi ubriacai, leggendo quelle pagine autografe, dei punti e virgola che accompagnano ogni parola, delle frasi che piuttosto che sgrammaticate costruiscono invece una grammatica nuova, e della straordinaria capacità di narratore di Vincenzo Rabito." […] "E sempre io notavo la straordinaria partecipazione di pubblico alla lettura, le emozioni che le parole di Vincenzo suscitavano, dal riso al pianto, arrivavano in palcoscenico, e entusiasmavano me lettore e mi costringevano ad una fedeltà a quella lingua comunque difficile da leggere." […]

"Con i miei attori abbiamo lavorato a un teatro senza barocchismi, la scena è semplicissima e tutte le soluzioni avvengono attraverso il corpo degli attori, si costruisce un’epoca o un’immagine con la carne e la voce e tanto sudore"

PIRROTTA VINCENZO tratto da http://www.associazioneperlarte.it/artista.php?id=54

Allievo di Mimmo Cuticchio, Vincenzo Pirrotta, puparo e cantastorie palermitano, è un erede della tradizione dei cuntisti,
e lavora alla perpetuazione di questa arcaica tradizione siciliana con
sperimentazioni teatrali e artistiche contemporanee riproponendo l’arte
dell’ultimo grande cantastorie siciliano, Peppino Celano. Diplomato
alla scuola di teatro dell’ I.N.D.A.(Istituto Nazionale del Dramma Antico), dal 1990 al 1996 ha realizzato una serie di spettacoli classici del teatro Greco di Siracusa.
Come
attore ha lavorato con registi quali: Giancarlo Sbragia, Mimmo
Cuticchio e Salvo Licata, Roberto Guicciardini, Sandro Sequi, Giancarlo
Sepe, Pasquale De Cristofaro, Gabriele Lavia, Mario Martone, Roberto De
Simone; e con gli attori: Anna Proclemer, Piera Degli Esposti, Toni
Servillo, Gianni Agus, Mariano Rigillo.
Ha diretto “La lupa” di
Giovanni Verga per le Verghiane 2002 e il “Prometeo” di Eschilo per
l’associazione Campania grandi classici e “Fondali riflessi” tratto da
“Il vecchio e il mare” di Hemingway. E’ stato protagonista nel
“Tancredi e Clorinda” e “L’histoire du soldat” al teatro dell’opera di
Roma, e del “Ratto dal serraglio” di Mozart per la regia del maestro
Roberto De Simone. Ha curato la regia delle “Nozze di Figaro” per il
teatro nazionale dell’opera di Malta e diretto e tradotto le “Eumenidi”
di Eschilo nella traduzione di P.P. Pasolini, riproposta in siciliano,
per la biennale di Venezia 2004.
Per il teatro stabile di Napoli
ha diretto, in prima assoluta in Italia, “Malish” dell’autore lituano
Ivaschevicius. Ha firmato la regia del “Ciclope” di Euripide nella
traduzione siciliana di Pirandello per il XLI Ciclo di rappresentazioni
classiche al Teatro greco di Siracusa.
Come autore il suo lavoro si
inserisce nell’articolato tessuto dei grandi autori/attori monologhisti
italiani. Ha scritto la trilogia “I tesori della Zisa” che comprende i
testi: “N’gnanzoù”, storie di mare e di pescatori (edizioni Plectica),
“La fuga di Enea”, “La morte di Giufà”; è autore, anche, di “Male
d’attore”, “Almanacco del tempo perso”, “All’ombra della collina” di
cui ha curato anche la regia. A quattro mani con Peppe Lanzetta ha
scritto “Malaluna” (premio E.T.I. 2004), che racconta le città di
Palermo e Napoli.
Nel 2005 ha ricevuto il premio della critica
come miglior autore, attore e regista emergente assegnatogli
dall’Associazione Nazionale Critici di Teatro con questa motivazione:

“Attore di dirompente fisicità e di non comune forza interpretativa,
unisce nei suoi spettacoli, dove convivono tradizione e modernità, le
radici culturali della sua terra, la Sicilia, alla sperimentazione. Il
suo impegno vocale, giocato sui più diversi registri espressivi, è
costante e intenso e la sua presenza scenica suscita partecipe
emozione….”


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