Sant’Agata controllata dalla Mafia

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da LA REPUBBLICA:
‘CATANIA
– La festa di Sant’Agata controllata dalla mafia. Per sette anni, dal
1999 al 2005, Cosa Nostra catanese avrebbe dettato tempi e ritmi della
processione religiosa, controllando di fatto il business dei fuochi
d’artificio e della vendita della cera, influendo persino sulle fortune
di venditori di torrone e palloncini attraverso il controllo della
gestione dell’associazione cattolica Circolo Cittadino Sant’Agata, che
svolge un ruolo determinante nell’organizzazione dei festeggiamenti in
onore della patrona di Catania.
 

Secondo Carmelo Petralia,
sostituto della direzione nazionale antimafia, ed Antonino Fanara,
della procura distrettuale, le famiglie Santapaola e Mangion, sarebbero
riuscite a ‘penetrare nella manifestazione di maggior valore simbolico
per la comunità catanese, con conseguente accrescimento del prestigio
criminale dell’organizzazione mafiosa ed affermazione della stessa come
uno dei centri di potere della città’.

L’avviso di conclusione
delle indagini preliminari, notificato ieri ad Antonino e Francesco
Santapaola, Enzo, Alfio, Vincenzo ed Agatino Mangion, e a Salvatore
Copia, arriva come una bomba a Catania proprio a tre giorni dal clou
della festa, la terza nel mondo per importanza religiosa e
partecipazione di popolo, con un cerimoniale antico quanto prestigioso
che culmina nel solenne Pontificale, quest’anno concelebrato dal
cardinale Angelo Sodano.

Anche perché, tra gli indagati
nell’inchiesta, oltre ai boss accusati di associazione mafiosa, figura
anche Pietro Diolosà, 54 anni, presidente fino a tre anni fa del
circolo cittadino Sant’Agata, l’associazione di ‘devoti’ che ha un
ruolo importantissimo nella realizzazione della festa. Anche grazie
all’intervento di Diolosà, per il quale i magistrati ipotizzano il
reato di concorso in associazione mafiosa, la mafia catanese sarebbe
riuscita ad influire sulla tempistica della processione che, tra il 4 e
il 5 febbraio richiama a Catania quasi un milione di persone,
‘controllando’ l’orario stesso del rientro del fercolo in Cattedrale.

Particolare
non da poco se si pensa che, con l’allungarsi a dismisura dei tempi
della festa crescono proporzionalmente anche i ricavi. C’è poi una
parte consistente dell’indagine che riguarda le scommesse per i fuochi
d’artificio, i compensi e i benefit per i portatori delle candelore (
pesantissimi ceri di legno portati a spalla da sei o otto uomini) e
persino flussi di denaro provenienti da un giro di scommesse
clandestine collegate ai festeggiamenti.’

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