Un Genio!….ma anche un uomo

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Wolfgang Amadeus Mozart

Nel 1638 Gregorio Allegri compose l´unica sua opera che ci è pervenuta: un Miserere a nove voci basato sul lamentoso Salmo 51, eseguito due sole volte l´anno, il mercoledí e il venerdí santo, dai cantori della Cappella Sistina. L´11 aprile 1770, appunto un mercoledí santo, il quattordicenne Wolfgang Amadeus Mozart e suo padre arrivarono a Roma, e riuscirono a intrufolarsi nella Cappella Sistina: il giovane fu infatti scambiato per un principe di Sassonia che risiedeva allora in Vaticano, e il padre per il suo maggiordomo. Tre giorni dopo quest´ultimo scrisse alla moglie: «Forse hai già sentito parlare del celebre Miserere di Roma, tenuto in tale stima che ai musicisti della Cappella è vietato, pena la scomunica, di far uscire la benché minima parte di questo brano, copiarlo o trasmetterlo a chiunque. Ebbene, «noi ce l´abbiamo: Wolfgang l´ha trascritto a memoria».

Mozart non era nuovo a imprese mnemotecniche: già qualche anno prima, nel 1765, lo scienziato inglese Daines Barrington l´aveva esaminato, e in una lettera a un membro della Royal Society di Londra racconta che il bambino di nove anni aveva terminato seduta stante una fuga interrotta da Johann Christian Bach, dopo averne memorizzato il tema e gli sviluppi. Mozart era anche solito trascrivere, nella corrispondenza col padre e la sorella, brani che aveva sentito in concerto e che gli erano particolarmente piaciuti, e spesso non scriveva le parti del solista per i suoi concerti, limitandosi a suonarle a memoria dopo averle composte nella testa

Ad esempio, il musicista Andreas Schachtner ha testimoniato che a sei anni, quando ancora si chiamava Theophilus invece di Amadeus, un giorno Mozart gli disse: «Signor Schachtner, il violino su cui sto suonando è accordato a un ottavo di tono sotto quello che lei ha suonato prima», e che a una verifica risultò che era proprio così. Oggi sappiamo che l´orecchio assoluto, che permette di valutare l´altezza di suoni isolati, non è affatto una dote naturale: lo possiede infatti il 95% dei musicisti che hanno imparato a suonare prima dei quattro anni. Anche se, naturalmente, i geni aiutano (e sono aiutati): lo stesso Mozart, ad esempio, ha testimoniato che a volte suo figlio piangeva nella stessa tonalità dei brani che lui stava suonando.

Un altro dei modi in cui la musica gli veniva facile era la composizione. In una lettera pubblicata nel 1815, lui stesso ammise infatti: «Anche se un pezzo è lungo, lo posso abbracciare tutto in un unico colpo d´occhio, come un quadro o una statua. Nella mia immaginazione non possiedo l´opera nel suo svolgersi, come in una successione, ma ce l´ho tutta d´un blocco. L´invenzione, l´immaginazione, l´elaborazione: tutto avviene in me come un sogno magnifico e grandioso, e quando arrivo a dominare l´insieme nella sua totalità è il momento migliore». Eppure, a volte anche Mozart ha avuto bisogno di impegnarsi: ad esempio, per comporre i sei Quartetti Haydn del 1785, la cui stessa dedica ricorda che essi «sono il frutto di uno sforzo lungo e laborioso».

Ma, a parte i suoi doni musicali di orecchio, memoria e creazione, Mozart era comunque una persona normale. La figlia del consigliere Sals von Greiner, ad esempio, ha testimoniato che «lui e Haydn, che conoscevo bene, erano uomini che a frequentarli non manifestavano nessuna intelligenza superiore e in cui non si riscontrava pressoché alcun genere di cultura, né elevate aspirazioni alla conoscenza. Disposizioni d´animo banali, battute insulse e, nel primo, una vita frivola: tutto qui, quel che si poteva trovare nella loro frequentazione». E la stessa cosa potrebbe affermare chiunque abbia frequentato non soltanto artisti, ma anche letterati, filosofi e scienziati: in fondo, pensare, dire e fare stupidaggini è la natura umana, e i geni non sono coloro che non ne pensano, dicono o fanno mai nessuna, ma quelli che a volte riescono a non pensarne, dirne o farne qualcuna, per la propria e l´altrui felicità.

Articolo tratto da Kataweb libri (recensione di Mozart Genio e Memoria di Piergiorgio Odifreddi): http://www.kataweb.it/libri/recensione.jsp?nameCat=Repubblica&id=1963703

 

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